Condannato a due anni l’ex comandante

Alessandro Poeta, all’epoca dei fatti a capo della polizia municipale, è accusato di essersi appropriato di oltre 55mila euro
CHIETI. L’ex comandante della polizia municipale di Ortona, Alessandro Poeta, è stato condannato a due anni di reclusione (pena sospesa) per essersi appropriato di oltre 55mila euro che sarebbero dovuti finire nelle casse del Comune come introito dei parcheggi a pagamento cittadini. La sentenza del giudice Andrea Di Berardino è arrivata con il rito abbreviato: significa che l’imputato, oggi 67enne, accusato di peculato, ha potuto beneficiare dello sconto di un terzo della pena. Il sostituto procuratore Marika Ponziani aveva chiesto due anni e dieci mesi. Il giudice, su richiesta dell’avvocato Italo Colaneri, difensore di Poeta, ha estromesso dal processo il Comune di Ortona, che si era costituito parte civile, perché la Corte dei conti ha già attivato la procedura per recuperare le somme.
Secondo l’accusa l'ex comandante, che per questa vicenda è stato licenziato il 16 settembre del 2016, dopo che erano scaduti i rapporti contrattuali con due società di riscossione, aveva avuto in affidamento dalla giunta comunale la gestione delle strisce blu di tutta la città. E avendo«la disponibilità mensile del denaro liquido ritirato dai parcometri», a più riprese, fra la fine gennaio e la fine di giugno del 2016, si è impossessato di 55.931 euro «provento degli incassi». Durante l’udienza di ieri, Poeta ha deciso di sottoporsi all’interrogatorio professandosi completamente estraneo alla vicenda. Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro 15 giorni.
La vicenda è tornata davanti al tribunale di Chieti dopo che la Corte d’appello dell’Aquila, nel novembre del 2019, aveva annullato la condanna di primo grado (sempre a due anni) per un vizio di forma.
Il caso dei soldi spariti è venuta a galla dopo una segnalazione dei revisori dei conti del Comune.
Davanti alla Corte dei conti dell’Aquila, Poeta si è difeso parlando di un malfunzionamento delle apparecchiature per il pagamento dei parcheggi e ipotizzando «l’eventuale sottrazione di denaro ad opera di terzi». Ma, secondo i giudici contabili, «ammesso e non concesso che i parchimetri avessero mal funzionato, era senz’altro preciso dovere (ed onere) di Poeta far constatare la circostanza». Ecco perché, si legge ancora nella sentenza, «si tratta, all'evidenza, di una macroscopica inosservanza di elementari, indifferibili e primari adempimenti propri dell'agente contabile, scientemente preordinati all’appropriazione del denaro maneggiato».

