Condannato il ladro degli uffici pubblici

21 Maggio 2019

Quattro anni di carcere per Michele Lazzeri: vittime le dipendenti di procura, Inail, commissione tributaria e liceo classico

CHIETI. Il ladro seriale degli uffici pubblici è stato condannato a 4 anni di carcere. Michele Lazzeri, 43 anni di Trento, era diventato l’incubo degli impiegati teatini: rubava portafogli ovunque. La sentenza del giudice Andrea Di Berardino è arrivata ieri sera dopo che, al mattino, c’era stata la testimonianza dell’ultima vittima, una bidella del liceo classico Vico. Il pm d’aula Sonia Ciancaglini aveva chiesto 3 anni e 2 mesi di reclusione. Ma la pena inflitta dal tribunale è stata ancora più pesante. L’imputato, che su Facebook si presentava con l’immagine (ora sparita) del personaggio dei cartoon Lupin III, deve rispondere di 5 furti aggravati e di 2 episodi di utilizzo indebito di carta di credito denunciati tra il 2014 e il 2015. Perché se i malcapitati hanno commesso l’errore di appuntarsi il pin sul retro del bancomat, il ladro seriale non ha resistito alla tentazione di precipitarsi allo sportello automatico della banca più vicina per svuotare i conti correnti. A smascherarlo è stata la sezione di polizia giudiziaria della procura con il sovrintendente capo Walter Iannini. Un dipendente pubblico, insospettito da quell’uomo che girava negli uffici senza una meta ben precisa, si è annotato parte della targa dell’auto con la quale si spostava Lazzeri. E da lì sono partite le indagini. Le sue vittime lavoravano negli uffici della procura della Repubblica di via Spaventa, alla commissione tributaria lungo corso Marrucino, all’Inail di via Spezioli e al liceo Vico, sempre sul corso. «Il giorno del furto», ha raccontato una bidella, «a scuola si è presentato un uomo sulla quarantina. Era vestito in modo distinto e aveva con sé una valigetta. Diceva che aveva un appuntamento con la preside». Ma è stata solo una scusa per rubare indisturbato nella storica scuola del centro. «Ha approfittato della confusione di quella mattina: l’attività didattica non era ancora cominciata, ma si stavano insediando i nuovi docenti». La bidella ha riconosciuto in aula la foto dell’imputato. Così come hanno fatto altri due testimoni, impiegati dell’Inail, che erano riusciti a fotografare la targa della Fiat Multipla utilizzata dal ladro. Durante il processo, sono state ascoltate anche altre tre vittime. In tutti i casi il ladro, prima di entrare in azione, ha atteso che le impiegate si allontanassero momentaneamente dai loro uffici. A inguaiare Lazzeri sono state le immagini delle telecamere che si trovano all’esterno delle banche in cui l’imputato ha fatto i prelievi con i bancomat appena portati via alle malcapitate. Il ladro seriale ha colpito in mezz’Italia. Ma il top della provocazione l'ha raggiunto a Pescara dove la polizia ha acquisito i filmati delle numerose telecamere disseminate in tribunale. Lazzeri viene ripreso mentre arriva dalla parte dell'università. Attraversa il corridoio del palazzo di giustizia e s’infila in una delle porte d'ingresso. Raggiunge la stanza di un giudice, in quel momento impegnato in un processo, e gli sfila il portafogli dalla tasca della giacca. Con il bancomat e la carta di credito del magistrato si tuffa nello shopping, e riparte da Pescara con scarpe e vestiti nuovi.