Condannato per spinte e minacce all’arbitro

19 Settembre 2018

Gissi. Giocatore del Real Liscia deve pagare al giudice di gara 1.600 euro tra pena pecuniaria e risarcimento 

GISSI. Arbitri di calcio aggrediti, insultati o minacciati. Ne sa qualcosa J.M., calciatore di 46 anni del Real Liscia. L’uomo, residente a San Salvo, è stato condannato dal giudice di pace di Gissi alla pena pecuniaria di 800 euro, più altri 800 euro di risarcimento danni per aver spinto un arbitro durante un incontro di calcio. Il fatto avvenne due anni fa a Liscia in una gara di Terza categoria. Ad aggredire A.D., costretto poi a farsi medicare furono in due, ma il compagno di gioco di J.M. , un 35enne di San Salvo, E.D.A., residente a Liscia, ha preferito risarcire subito il danno procurato al giudice di gara evitando il giudizio. Ad assistere l’arbitro è stato l’avvocato Nicola Molino.
Teatro della movimentata vicenda, avvenuta il 14 aprile 2016, è stato il campo di calcio di Liscia. La squadra del Real Liscia ospitava la compagine del Vasto calcio. Il tifo era piuttosto acceso. La rabbia si scatenò quando la squadra ospite segno un gol che secondo i padroni di casa avrebbe dovuto essere annullato. Nel momento in cui il direttore di gioco decise di convalidare il gol J.M. lo spinse in modo violento facendolo cadere. Non contento, mentre l’arbitro era ancora a terra, lo minacciò. In quel momento intervenne anche E.D.A. e procurò le lesioni al direttore di gioco. Subito dopo arrivarono altre persone in soccorso all’arbitro che dopo essersi fatto medicare decise di querelare i due calciatori. La vicenda finì davanti ai giudici e questi ultimi disposero il rinvio a giudizio degli atleti. Come detto, passata la rabbia E.D.A ha preferito risarcire l’arbitro. L’altro calciatore, invece, ha deciso di affrontare il giudizio e ora oltre alla pena pecuniaria e al risarcimento del danno - 1.600 euro totali - dovrà anche pagare le spese di giudizio. Del resto sia la Figc e sia l’Aia sono state chiare. Toccare un arbitro è l'ultima cosa che dovrebbe venire in mente a qualsiasi tesserato in un torneo. «Lo spirito con cui vanno affrontate queste sfide», ha rimarcato l’avvocato Molino, «deve essere di sano agonismo, aggregazione e divertimento. Certo, un risultato in palio c’è, nessuno lo mette in dubbio, ci sono promozioni e retrocessioni, quindi bisogna dare tutto, ma sempre nel rispetto di chi scende in campo, molto spesso solo, e deve giudicare l’operato dei ventidue tentando di ridurre al minimo gli errori». (p.c.)
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