Confiscati villa e alloggi per due milioni

18 Novembre 2017

Il tribunale applica il Codice antimafia: i beni sequestrati appartengono a sette persone imparentate con un clan romano

VASTO. Prima la camorra, poi la ’ndrangheta, ora la criminalità capitolina. Ancora una volta la magistratura paventa inquietanti infiltrazioni malavitose nel Vastese. Per la seconda volta in 4 anni è stato applicato dai giudici il Codice antimafia. Sequestrati beni immobili per 2 milioni di euro a sette persone imparentate fra loro. Esigenze investigative e ricerca di nuovi elementi probatori impongono, per il momento, di secretare i nomi. Per il tribunale di Chieti ci sono «evidenti sproporzioni tra il valore degli immobili posseduti e la contestuale assenza di redditi, circostanza giustificabile solo attraverso la provenienza “non lecita” delle fonti di sostentamento». A richiedere l’applicazione del Codice antimafia è stata la Procura di Vasto. I sigilli sono stati posti dalla guardia di finanza al termine di una delicata indagine. I sette indagati, secondo le fiamme gialle, sarebbero dediti in via stabile e continuativa alla commissione di numerosi reati, quali lo spaccio di sostanze stupefacenti, l’usura e le estorsioni. I finanzieri della compagnia di Vasto ieri mattina, poco dopo le 11, hanno eseguito due ordinanze di confisca emesse dal tribunale di Chieti. «I provvedimenti», specificano le fiamme gialle, «riguardano una villa, due appartamenti e due appezzamenti di terreno, per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro». A coordinare la maxi inchiesta è stato il procuratore capo Giampiero Di Florio. La Procura vastese già nel 2013 aveva incaricato le fiamme gialle di avviare una “mappatura” del contesto familiare dei sette sospettati, ritenuti particolarmente pericolosi e con legami parentali con i membri di un noto clan criminale che “opera” nella capitale. La Finanza ha svolto approfonditi accertamenti patrimoniali, al fine di verificare la legittima provenienza di appartamenti e terreni intestati o riconducibili a loro. «Le indagini hanno fatto emergere significative sproporzioni tra il valore degli immobili e la contestuale assenza di redditi», annota il comando provinciale. La Procura ha provveduto a formalizzare al tribunale di Chieti una circostanziata proposta di applicazione di misure di prevenzione patrimoniali per esigenze sul piano probatorio che i giudici teatini hanno condiviso e accolto. «L’attività», annota la Finanza, «segue le direttive nazionali: aggressione dei patrimoni illeciti al fine di colpire le organizzazioni criminali nel cuore dei propri interessi economici, per restituire alla collettività i beni accumulati per finalità sociali. Il comando di Chieti ha deciso di porre una speciale attenzione al Vastese attraverso una mirata e costante attività di intelligence e di analisi dei fenomeni di arricchimento improvviso e verso tutti i nuovi investimenti provenienti da altre regioni, specie se riferite a quelle maggiormente interessate dalla presenza delle organizzazioni criminali di tipo mafioso». (p.c.)
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