Consorzio, Roberti lascia dopo l’arresto

Il presidente indagato si dimette: «Non voglio intralciare le indagini». Ma i Tir continuano a scaricare rifiuti nel depuratore
CHIETI. A 78 anni compiuti esce di scena dopo l’onta degli arresti domiciliari. Roberto Roberti si è dimesso dalla carica di presidente del Consorzio di Bonifica Centro proprietario del depuratore di Selvaiezzi sequestrato perché al centro dell’inchiesta sull’arsenico sversato nel fiume Pescara. Difeso da Marco Femminella, lo storico presidente originario di Lucera, da mezzo secolo in Abruzzo sotto l’ala protettiva della Dc prima, politicamente trasversale poi, già direttore di Coldiretti, ha lasciato l’incarico con una lettera in cui respinge le accuse di inquinamento ambientale, truffa ed altro, che gli sono costate gli arresti domiciliari con il direttore del deputare, Tommaso Valerio, il responsabile del settore ecologia, Andrea De Luca, e al titolare del laboratorio analisi Dace, Stefano Storto, e dice di aver preso la sua decisione per non arrecare danno all’attività del Consorzio e non intralciare lo svolgimento delle indagini. Quindi ringrazia e augura buon lavoro a tutti. Anche a chi lo ha arrestato ed ha già deciso che sabato lo rimetterà in libertà insieme agli altri. Si è fatto da parte Roberti ma i Tir scaricano ancora rifiuti nel depuratore dei veleni. Eppure la lettera di Augusto De Sanctis, presidente dell'Associazione Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus, è chiarissima. Chiede la revoca dell’autorizzazione ambientale e la bonifica del sito. De Sanctis l’ha inviata al Servizio Rifiuti della Regione e, per conoscenza, alla procura distrettuale dell’Aquila e al sindaco, Umberto Di Primio. Ma finora la Regione l’ha ignorata. E’ probabile che Luciano D’Alfonso voglia prima conoscere le competenze dell’amministratore giudiziario del depuratore, Andrea Colantonio, nominato da gip aquilano Giuseppe Romano Gargarella.
Ecco che cosa scrive De Sanctis: «In considerazione delle gravissime situazioni strutturali e gestionali riscontrate nell'impianto gestito dal Consorzio di Bonifica Centro, descritte, anche con l'ausilio di consulenze tecniche, intercettazioni e documentazione sottoposta a sequestro nonché di relazioni già a disposizione di codesto ufficio, nell'ordinanza che ha disposto l'arresto ai domiciliari di 4 persone tra cui il presidente del Consorzio, chiede che sia immediatamente revocata l'Aia di cui alla delibera di giunta regionale numero 310 del 29 giugno 2009 (in realtà attualmente in prorogatio) dell'impianto sulla base di quanto previsto dal comma 9 dell'articolo 29 decies sul rispetto dell'Aia, del decreto legislativo 152/2006, che obbliga la Regione "alla revoca dell’autorizzazione e alla chiusura dell'installazione, in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida e in caso di reiterate violazioni che determinino situazioni di pericolo o danno per l'ambiente”. Inoltre chiede che siano avviate tutte le obbligatorie azioni di monitoraggio delle conseguenze delle azioni sull'ambiente nonché attivate tutte le azioni di messa in sicurezza e bonifica dei siti contaminati, così come segnalato nell'ordinanza. Infine che siano comunque irrogate tutte le sanzioni amministrative previste per le violazioni riscontrate nell'Aia». De Sanctis chiude così: «Vi anticipiamo che è nostra ferma intenzione verificare il comportamento tenuto da codesto ufficio e in generale da parte della Regione Abruzzo, anche al fine di chiedere le opportune sanzioni per le evidenti omissioni e/o inadempienze che iniziano ad emergere». Ma tutto è rimasto come prima degli arresti.

