Consorzio travolto dai debiti l’ultima stangata è di Equitalia

Zona industriale, 412mila euro di cartelle non pagate dal 2000 a Inps e Inail: via alle rate fino al 2028 Gli unici fondi usati per saldare gli arretrati: restano senza lavori i viadotti a rischio sull’asse attrezzato
CHIETI. Travolto dai debiti e con 20 milioni di euro di contenziosi pendenti, il Consorzio industriale Chieti-Pescara si ritrova stretto in una «grave crisi economica e finanziaria». Che, secondo il presidente dei liquidatori Camillo D’Angelo, non permette neanche di fare i lavori a un cavalcavia a rischio crollo che passa sopra all’asse attrezzato. Niente soldi per il ponte di via del Fiume, nei pressi dell’uscita di Dragonara: tutte le risorse a disposizione del Consorzio servono a pagare i debiti del passato che continuano a riemergere. L’ultima stangata da oltre 412mila euro arriva da Equitalia che bussa a soldi per recuperare somme non versate a Inps e Inail addirittura dal 2000.
DIECI ANNI DI RATE. Il commissario D’Angelo, che dal 2017 ha avviato un piano per tentare di frenare il tracollo dell’ente, ha chiesto a Equitalia il permesso di pagare gli arretrati a rate: 412.481,84 euro da versare in 120 rate mensili cioè 3.437,34 euro al mese fino al 2028. E questa è soltanto l’ultima mazzata sul Consorzio: nel 2017, sfruttando la rottamazione delle cartelle, il Consorzio aveva pagato altri 173mila euro per estinguere 233mila euro di altri debiti.
CONTI IN ROSSO. Diminuire i debiti e pagare senza ritardi le spettanze correnti: è questa la linea ragionieristica dettata da D’Angelo. «Dal 2018», recita una relazione interna, «l’ente ha saldato i debiti Iva relativi 2017 ed è corrente per il pagamento dell’Iva per l’anno 2018; dal mese di gennaio 2018 l’ente fa fronte regolarmente al pagamento degli affitti e di altri oneri e tributi comunali; paga regolarmente gli stipendi ai dipendenti e versa all’Inps le trattenute a cario dei lavoratori; è tornato a versare regolarmente l’Irpef allo Stato». Il bilancio è ancora in rosso: quello approvato il 29 giugno scorso registra una perdita di 354.248 euro, quasi dimezzata però rispetto ai 615mila dell’anno scorso.
NIENTE FONDI. A fronte di questi numeri e di questa strategia, non restano altri soldi da investire e le aree del nucleo industriale, di competenza del Consorzio, scontano l’assenza di manutenzione straordinaria. Basti pensare che i lavori in corso del nuovo asfalto tra le aziende di via Piaggio, in un’area di pertinenza del Consorzio, sono stati un “regalo” della Regione (310mila euro) e la pratica è stata seguita dall’Arap guidata da Giampiero Leombroni.
TUTTI I DEBITI. Secondo una delibera adottata dal collegio dei liquidatori, composto da D’Angelo, ex vicesindaco Pd di Pescara, e da altri due esponenti del Pd di Pescara, Enzo Del Vecchio e Moreno Di Pietrantonio, «la grave crisi economica e finanziaria che attraversa l’ente» affonda le sue radici in un passato remoto di almeno trent’anni secondo la regola del non pagare aspettando un miracolo: esiste «un diffuso contenzioso» da circa 13 milioni per il mancato pagamento degli espropri per la costruzione dell’asse attrezzato. Altro contenzioso, da oltre 6 milioni, riguarda gli espropri per la realizzazione di un’incompiuta, il Parco scientifico e tecnologico in contrada Selvaiezzi, ora finita al centro di una doppia inchiesta della procura di Chieti e della Corte dei conti dell’Aquila. E poi un lungo elenco di altre cause «con professionisti, ditte ed enti per il mancato pagamento di prestazioni professionali e fatture relative a lavori e canoni non pagati». Infine, vista la situazione, svariati Comuni hanno deciso di scaricare il Consorzio e di uscirne con il recesso unilaterale stoppando il versamento delle quote sociali.
NO AL FALLIMENTO. Anche se è sommerso dai debiti, il Consorzio non può fallire: la legislazione non lo prevede. «Lo scioglimento del Consorzio può essere disposto solo dall’ente che lo ha costituito e, quindi, dalla Regione Abruzzo», spiega la delibera di D’Angelo, «conseguentemente, l’assunzione di impegni e contratti assunti dal collegio dei liquidatori, in caso di liquidazione definitiva dell’ente faranno capo all’ente Regione o all’Arap che dovrà assorbire la gestione delle aree in questione».
DI PRIMIO DIFFIDA. Intanto, però, non ci sono fondi per la messa in sicurezza del cavalcavia che resta chiuso dopo un’ordinanza del sindaco Umberto Di Primio anche se l’unica famiglia residente continua a percorrerlo. Durante l’ultima riunione in prefettura, giovedì scorso, il sindaco si è scagliato contro D’Angelo e ha abbandonato il tavolo con il prefetto Antonio Corona: «È necessario che il Consorzio intervenga celermente. Non è più tollerabile che il commissario, chiamato a gestire l’ente, si trinceri dietro il fatto che il Consorzio sia in liquidazione», recita la diffida del sindaco, «se non ha fondi, interpelli la Regione e chieda al presidente i finanziamenti necessari ma è arrivato il momento di dare soluzione ad un problema ormai vecchio di anni».

