Consulenze alla EcoLan, sei assoluzioni
Per i giudici non ci fu abuso d’ufficio: scagionati Tartaglia, Caporale, Di Carlo, Di Deo, Martelli e Stifani
LANCIANO. Nessun abuso d’ufficio né incarichi affidati in modo illegittimo. Sono stati assolti con formula piena, perché il fatto non sussiste, dall’accusa di abuso di ufficio in concorso i membri dell’ex cda dell’EcoLan, ovvero l’ex presidente Gianpanfilo Tartaglia, gli ex consiglieri Guerino Caporale, Sabatino Di Carlo, Riccardo Di Deo Iurisci, Orazio Martelli e il direttore amministrativo Giulio Stifani. Sotto la lente d’ingrandimento della procura prima e del collegio poi sono finiti gli incarichi affidati a Stifani per «lo studio, la consulenza giuridico amministrativa e lo svolgimento di attività, come ad esempio fare il segretario nelle riunioni Cda e delle assemblee». Per l’accusa, dal primo incarico dato nel novembre 2009, che doveva durare 6 mesi, si è arrivati invece a 4 anni di lavoro, fino al marzo 2013, quando il Cda è decaduto. Incarichi prorogati con 4 delibere firmate dall’ex Cda, nell’ultima delle quali, il 10 maggio 2012, ci fu anche un aumento di stipendio per Stifani da 4.500 euro al mese a 4.950 euro. Conferimenti che avrebbero procurato a Stifani, che aveva una trentennale esperienza in materia giuridico-amministrativa, un vantaggio patrimoniale pari a 193.000 euro. Ma i legali degli imputati, Silvana Vassalli, Massimo Cirulli, Tito Codagnone e Giuseppe Catinari, hanno smontato le accuse. «Il consorzio, poi EcoLan, fece una scelta oculata, in modo legittimo, affidandosi ad una persona con capacità professionali che hanno fatto l’interesse dell’ente e della comunità», commenta l’avvocato Vassalli. Il pm Serena Rossi aveva chiesto la condanna per tutti i 6 imputati ad un anno di reclusione, ma il collegio presieduto da Massimo Canosa (a latere i giudici Andrea Belli e Vincenzo Chielli) ha sentenziato. Questo è il secondo processo che si chiude sui presunti incarichi d’oro nell’ex Cda della società che si occupa di rifiuti. Il primo processo, partito da un’inchiesta nata nel 2012 dell’allora Consorzio rifiuti, era arrivato in Cassazione. Il terzo è ancora in corso dinanzi al collegio: per l’accusa ci furono assegnazioni di incarichi legali illegittimi. (t.d.r.)

