Consulenze d’oro, l’ex Cda a processo

Consorzio rifiuti: sei amministratori e l’avvocato Di Domenico a giudizio per gli incarichi legali affidati in modo illegittimo
LANCIANO. Avrebbero conferito incarichi legali all’avvocato Marco Di Domenico in modo illegittimo, senza rispettare la legge. Per questo con l’accusa di concorso in abuso di ufficio è stato rinviato a giudizio l’ex Cda del Consorzio rifiuti, oggi Ecolan, formato dall’ex presidente Gianpanfilo Tartaglia, dagli ex consiglieri Guerino Caporale, Sabatino Di Carlo, Riccardo Di Deo Iurisci, Orazio Martelli e dal direttore generale Sandro Fantini. Assieme a loro andrà a processo, il prossimo 8 giugno, anche l’avvocato Di Domenico. A decidere di far aprire il processo, il secondo che riguarda un ex Cda del Consorzio rifiuti, è stato il giudice per le udienze preliminari Marina Valente, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Anna Benigni, respingendo invece le richieste di proscioglimento dei legali degli imputati.
«Abbiamo chiesto il non luogo a procedere», dicono i legali Augusto La Morgia e Tito Codagnone, che rappresentano rispettivamente Di Domenico e Di Carlo, «perché il fatto non sussiste. Non c’è stato alcun abuso d’ufficio visto che il tipo di incarico conferito non era continuativo». Di diverso avviso la Procura, per la quale gli imputati hanno conferito incarichi legali violando le leggi e procurando un ingiusto profitto di oltre 70mila euro a Di Domenico. «Tartaglia come presidente del Consorzio rifiuti, Caporale, Di Carlo, Di Deo Iurisci e Martelli come consiglieri di amministrazione, Fantini come direttore generale, incaricati di pubblico servizio», sostiene la Procura, «in violazione delle leggi relative al conferimento degli incarichi e alla successiva liquidazione dei compensi esterni, affidavano tra il 2009 e il 2012 all’avvocato Di Domenico la maggior parte degli incarichi di rappresentanza e consulenza legale così intenzionalmente procurando un ingiusto profitto al predetto, pari a 71.490 euro al lordo delle imposte».
La Procura scende poi nello specifico, rilevando che gli incarichi furono affidati da Tartaglia, ad esempio, violando l’obbligo di forma scritta dei contratti, perché li affidava verbalmente all’avvocato Di Domenico. Non c’erano, poi, delibere che precisavano durata dell’incarico né il compenso. L’avvocato Di Domenico, per la Procura, avrebbe approfittato della situazione, pur sapendo di violare la legge essendo un avvocato, e conseguito il vantaggio patrimoniale corrispondente alle somme liquidate dall’ente per i rapporti di prestazione d’opera professionale illegittimamente costituiti. A processo i legali avranno il compito di dimostrare che i propri assistiti non hanno violato le leggi e che gli incarichi sono stati conferiti in modo legittimo.
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