Consuntivo non approvato Febo: a pagare sarà la città

17 Maggio 2015

Il prefetto diffida il consiglio e il candidato del Pd accusa: «Giunta irresponsabile Di Primio non ha deliberato, forse perché sa che i conti non sono certificabili?»

CHIETI. Il prefetto Fulvio Rocco De Marinis è perentorio: se entro 20 giorni dalla data di ricezione della diffida il consiglio comunale non approverà il rendiconto di bilancio 2014 verrà nominato un commissario ad acta e si avvierà la procedura di scioglimento del consiglio. Il consuntivo avrebbe dovuto essere approvato dall’assemblea cittadina entro il 30 aprile. L’opposizione è furiosa. Il candidato sindaco del Pd Luigi Febo parla di «grave atto di irresponsabilità da parte della giunta» guidata dal sindaco Umberto Di Primio e «di conseguenze gravi per la città». Infatti se il rendiconto non viene approvato c’è la sospensione di tutti i pagamenti che il Viminale dispone a favore degli enti locali, primo tra tutti il fondo di solidarietà.

La diffida del rappresentante del governo è stata distribuita a tutti i consiglieri comunali.

Ma il candidato sindaco del Pd rivela che il rendiconto può essere sottoposto alla discussione dell’assemblea cittadina solamente se prima la giunta lo ha approvato con delibera, atto che quella di Di Primio non ha fatto. Altrimenti cosa andrebbe ad approvare il consiglio? Lo schema deve quindi essere sottoposto al vaglio dei Revisori dei conti, che a loro volta, hanno diritto a 20 giorni di tempo per la relazione e semmai dare il via libera e solo allora il consuntivo può essere sottoposto al consiglio comunale.

Perché la giunta non ha prodotto approvato il consuntivo? Si domanda Febo. «Peraltro il testo unico sugli enti locali», aggiunge l’avversario di Di Primi, «nel caso di mancata delibera di giunta sul conto consuntivo impegna il segretario generale alla diffida». Atto che non esiste. Il prefetto invece ha l’obbligo, e lo ha fatto, diffidare il consiglio.

É anche vero che tra venti giorni si è già votato e quindi saranno la nuova giunta e il nuovo consiglio a provvedere. «Insomma», ironizza Febo, «Di Primio sa che perderà le elezioni e quindi lascia la patata bollente nelle mani di chi governa, dopo però aver causato conseguenze gravi per la città».

Nei banchi della maggioranza si vociferava di una proroga dei termini. Ma Febo sostiene che la proroga è stata concessa dal Viminale per i bilanci di previsione. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, segretario del partito di Di Primio ha chiuso la porta in faccia alle speranze dei comuni ritardatari». Secondo Alfano il motivo che ha portato a escludere la possibilità tecnica di proroga risiede nell’esigenza di rispettare le regole contabili europee e in particolare il calendario Eurostat per la raccolta dei dati di finanza pubblica nei paesi Ue.

Insomma la giunta esce fuori con una immagine di sciatteria o di comportamento politico ben studiato. Febo dà una mezza risposta. «Forse la giunta sa che quel consuntivo non può essere certificato». «I revisori in questi anni», dice Febo, «ha sempre espresso dubbi sulla reale consistenza dei residui, soprattutto attivi, e su alcuni debiti fuori bilancio». Il candidato del Pd esorta Di Primio e la giunta ad approvare il bilancio nei primi giorni della settimana entrante altrimenti sarà la città a pagarne le conseguenze».(k.g.)