Conto svuotato da una dipendente Le Poste condannate a risarcire

20 Ottobre 2021

Spariti 54mila euro dal deposito di un 83enne: sentenza del tribunale civile contro l’azienda Ma è solo il primo round: il 4 novembre processo alla 37enne ritenuta responsabile del raggiro

LANCIANO. Poste italiane dovrà risarcire un 83enne di Lanciano che nel marzo 2018 scoprì che il suo conto corrente era stato svuotato, che i risparmi di una vita, 54mila euro, si erano volatilizzati, senza che lui avesse mai speso un solo centesimo. Il giudice Chiara D’Alfonso, nella sentenza civile, ha condannato le Poste a risarcire per intero il pensionato rappresentato dall’avvocato Dalila Di Loreto.
Ma è solo il primo round perché la storia ha anche un risvolto penale. Il prossimo 4 novembre si aprirà il processo che vede imputata F.F., 37 anni, l’ex dipendente dell’ufficio postale dove si verificò l’ammanco, per truffa, sostituzione di persona e falso in atto pubblico. Sarebbe stata lei, per l’accusa, approfittando della buona fede dell’anziano a falsificare le sue firme e fare operazioni e investimenti sul conto facendo sparire i soldi.
Sorride, ma è un sorriso agrodolce, l’83enne che dopo ben 3 anni di attesa, ha ottenuto il risarcimento di 54mila euro da parte di Poste italiane. Un sorriso dolce, per i risparmi di una vita finalmente recuperati, amaro perché sua moglie nel frattempo non ha potuto vedere questa vittoria, e perché troppo spesso gli anziani vengono truffati, raggirati da finti nipoti, finti dipendenti di enti e società e pure da dipendenti veri ma infedeli, a cui si affidano senza remore.
E così è accaduto al protagonista di questa vicenda che risale al marzo 2018, quando fu chiamato dal direttore dell’ufficio postale in cui aveva il conto perché voleva sapere i motivi di tre grosse operazione fatte in pochi giorni: prelievi, bonifici e movimenti da 35mila, 16mila e 3mila euro (54mila in tutto). Il pensionato cadde però dalle nuvole, non avendo fatto nessuna operazione e sporse denuncia.
Il sostituto procuratore Serena Rossi dopo indagini a cui collaborò anche il direttore dell’ufficio postale in cui ci fu l’ammanco, risalì alla presunta dipendente infedele. Che il 4 novembre comparirà in aula perché si aprirà il processo che la vede accusata di truffa, sostituzione di persona e falso (Poste è parte civile). Avrebbe spinto l'anziano, che si fidava di lei, a sottoscrivere dei moduli relativi a non meglio precisati versamenti e ne avrebbe falsificato la firma su una distinta di versamento fatta in suo favore. Accuse che i suoi legali proveranno a smontare partendo ad esempio dal fatto che era una consulente e non addetta allo sportello e quindi non maneggiava i soldi.
Ma parallelamente si era aperta anche la controversia civile. L’avvocato Di Loreto ha cercato una mediazione con le Poste, ha fatto diffide per riavere i soldi, ma alla fine si è arrivati al processo e ora alla condanna dell'ente al risarcimento e al pagamento delle spese legali. Una vicenda che deve far capire agli anziani che devono stare sempre attenti, ma soprattutto ai familiari, di seguirli il più possibile. (t.d.r.)
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