Contrabbando di bare cinesi: la Finanza denuncia 10 persone

12 Marzo 2015

Importate come fossero semplice legname e poi vendute con le "griffe", ma un falso furto ha fatto scoprire ai finanzieri nuovi depositi. Coinvolte nell'inchiesta otto società

CHIETI. Bare cinesi, importate di contrabbando come fossero del semplice legname (e dunque pagando tasse e diritti doganali più bassi) e rivendute in maniera contraffatta con falsi marchi di note aziende del settore, sia italiane che europee. I finanzieri teatini, però, già nell’ottobre 2013 avevano scoperto tutto, denunciando quattro persone e sequestrando i depositi di Casacanditella, Francavilla al Mare e Vacri con oltre 1200 bare contraffatte.

L’operazione “China Coffins” prosegue ora con altre dieci persone denunciate. Il nuovo sviluppo è dovuto a un finto furto denunciato a febbraio scorso: da uno dei due depositi di Casacanditella erano sparite 385 bare. “Il furto era falso”, ha detto il comandante provinciale della Finanza, colonnello Vittorio Di Sciullo, “tanto è vero che siamo riusciti a scoprire un altro deposito a Popoli dove abbiamo ritrovato 67 delle 385 bare scomparse”.

L’ulteriore sviluppo dell’operazione ha permesso di mettere meglio a fuoco l’affare delle bare cinesi contraffatte che vede all’opera un sodalizio fatto di cittadini cinesi, romeni e italiani di origine pugliese. Sono otto le società italiane coinvolte nell’illecita importazione e commercializzazione delle bare, per un giro di affari annuo che supera i 6 milioni di euro. (Arianna Iannotti)