Contro l’autovelox 21 ricorsi: è abusivo

18 Gennaio 2019

Arrivano le prime opposizioni dopo la strage di contravvenzioni fatte con l’apparecchio invisibile montato sulle auto di servizio

CHIETI. Arriva davanti ai giudici e al prefetto il caso delle multe fatte dalla Provincia con l’autovelox invisibile. Sono stati già presentati 21 ricorsi per chiedere l’annullamento dei verbali scattati dopo i controlli della velocità con l’apparecchiatura Scout Speed, installata sulle auto della polizia provinciale. Si tratta di un dispositivo in grado di sanzionare “in movimento” non solo gli automobilisti che sfrecciano davanti alla macchina dell’ente ma anche quelli che procedono accanto, dietro e persino chi viaggia nella direzione opposta. Nel giro di due mesi, sono stati incastrati in 1.600. «Quelle multe sono fuorilegge», insiste chi ha deciso di iniziare la battaglia a colpi di carte bollate.
I RICORSI. Tra questi c’è l’avvocato Antonello D’Aloisio, assistito dal collega Cristiano Sicari, che è stato multato sulla transcollinare Chieti-Dragonara. «Il verbale», si legge sul ricorso, «è inficiato da nullità assoluta e insanabile in ragione dell’evidente violazione, da parte della polizia provinciale, dell’articolo del codice della strada che dispone l’obbligo della contestazione immediata della sanzione, e comunque dell’assoluta mancata motivazione necessariamente imposta nel caso di contestazione differita». Non solo: «Ulteriore elemento di illegittimità attiene all’assoluta arbitrarietà della rilevazione: l’unico soggetto che ha provveduto al rilevamento, chi ha compilato il verbale, chi è responsabile dell’immissione dati e del procedimento informatico, nonché responsabile del procedimento amministrativo e infine della sua notifica, è sempre e soltanto lo stesso ispettore della polizia provinciale». Quest’ultimo, in sostanza, «provvede in autonomia, e senza la supervisione di alcuno, a tutte le operazioni che, inevitabilmente, possono comportare arbitri o eccessi o comunque quantomeno errori che nessun altro soggetto potrebbe rilevare o evidenziare». Conclude l’avvocato Sicari: «È stato utilizzato un mezzo repressivo con modalità subdole a discapito del cittadino. Qual è la motivazione che ha spinto un ente ormai in dismissione a predisporsi di un’apparecchiatura così costosa, affittandola da un privato, per finalità meramente repressive dei cittadini?». Per il noleggio di due mesi dello Scout Speed, la Provincia ha pagato 17mila euro più Iva a una società di San Benedetto del Tronto, la Cross Control. La prima udienza – davanti al giudice di pace di Chieti, Clementina Settevendemie – è in programma il prossimo 8 aprile.
DAL PREFETTO. L’avvocato Cristina Di Renzo, multata mentre percorreva la strada Val di Foro-Francavilla, ha invece presentato ricorso davanti al prefetto: «Il verbale indica espressamente che l’accertamento è stato eseguito “senza la necessità di segnalazione di rilevamento”, ammendo che gli agenti non hanno adottato alcun cartello o dispositivo di segnalazione luminosa. È di tutta evidenza che l’infrazione contestata è illegittima, perché non preceduta dalla segnalazione del controllo in atto».
LA SENTENZA. E qui l’avvocato Di Renzo cita una sentenza del 2017, emessa dal tribunale di Belluno, «con la quale il giudice ha confermato la decisione del giudice di pace di accogliere il ricorso di un automobilista a seguito di un accertamento tramite uno Scout Speed non adeguatamente presegnalato».
LA BEFFA. La ricorrente «ha subito la beffa di essere sanzionata per eccesso di un chilometro all’ora. Se gli agenti si fossero premurati di segnalare il controllo in atto, l’automobilista avrebbe potuto adattare la velocità che, per pochissimi chilometri orari, non poteva certamente arrecare pericolo alla sicurezza stradale ed era comunque in linea con i limiti vigenti in quel tratto di strada».