«Contro l’illegalità bisogna fare gruppo»

Il pm di Palermo Agliastro a Lanciano al workshop “Diritti e rovesci” organizzato dal Comune
LANCIANO. «Libero Grassi è morto perché era da solo. Non ci si oppone alla illegalità, al pizzo, al racket, alla mafia da soli. Bisogna fare gruppo. E poi bisogna crederci, bisogna avere dentro, nelle vene la giustizia, il senso di legalità». É stata un fiume in piena che ha raccontato aneddoti sulla sua vita, dura, da magistrato a Palermo, con una passione che solo le donne e chi ama veramente il proprio lavoro può avere. Ha affascinato la platea di studenti il sostituto procuratore generale della Corte d’appello di Palermo, Mirella Agliastro (è anche collaboratrice della Commissione nazionale antimafia), durante il workshop conclusivo del progetto “Diritti e Rovesci”, organizzato dal Comune di Lanciano per diffondere la cultura della legalità e della responsabilità sociale nelle scuole di ogni ordine e grado della città. Una testimonianza unica quella del magistrato che ha scritto le sentenze di ergastolo per gli assassini di padre Pino Puglisi, «il sacerdote che non viveva all’ombra del campanile ma in trincea», la sentenza di ergastolo per i sequestratori e assassini del piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso su ordine nel gennaio 1996 dal boss Giovanni Brusca dopo che apprese dalla tv che era stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Ignazio Salvo. E dal 96 la Agliastro vive sotto scorta. «Ho una famiglia numerosa», ha detto il magistrato parlando dei “ragazzi” che la accompagnano in ogni spostamento, «sono parte di me perché come me credono in nella legalità. Non ho mai avuto paura e ne ho ricevute di minacce. Ho nel sangue questo lavoro, questa passione e sono sicura che non mi tirerò mai indietro fino quando sarò in questo mondo». E ricorda anche chi in questo mondo non c’è più, come il giudice Borsellino, a cui era molto legata. «Oggi continuo a fare il magistrato anche per lui. E spero che almeno uno di voi venga preso dall’entusiasmo di fare il nostro durissimo mestiere, così non avremmo seminato invano».
«Se accettate la strada della sopraffazione o della sua accettazione», ha detto il procuratore capo di Lanciano Francesco Menditto, «non sarete più liberi, non riuscirete più a guardarvi in faccia», ha detto, «dovete denunciare perché dietro ci sono le istituzioni, ci siamo noi e c’è la vostra dignità d salvare». (t.d.r.)
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