Convegno “sotto scorta” ma il confronto è pacifico

Una trentina di giovani ha manifestato con cartelli e slogan sull’amore libero per poi intervenire nel dibattito. Polizia e carabinieri hanno presidiato la zona
LANCIANO. “L’amore vince”. “Viviamo in un modo in cui ci nascondiamo per fare l’amore mentre la violenza e l’odio si diffondono alla luce del sole”. “No omofobia”. Con questi slogan una trentina di ragazzi ha manifestato durante il discusso convegno “No gender, sì famiglia”, patrocinato dall’arcidiocesi di Lanciano-Ortona. I cartelli sono stati poi attaccati sui muri esterni dell’officina Sangritana, senza “disturbare” i tanti partecipanti all’iniziativa. Un convegno “sotto scorta”, per via della presenza di polizia e carabinieri che, viste le polemiche dei giorni precedenti, hanno presidiato la zona.
Il vescovo Emidio Cipollone ha puntato sulla famiglia, ricordando la creazione e la nascita dell’uomo e della donna, «creature, maschio e femmina, chiamati a vivere l’uno per l’altra». Gianfranco Amato, presidente di Giuristi per la vita e ospite del convegno, ha toccato il tema della discussa “teoria del gender” «che non esiste», ha spiegato, «ma che in realtà ormai è nella vita quotidiana. Oggi si va oltre i “semplici” generi etero, omosessuale, bisex. Si parla di neutro, fluido: un giorno si è uomo, l’altro donna, in un eterno divenire che genera solo confusione». Una protesta inizialmente silenziosa quella dei ragazzi, che poi hanno deciso di far sentire all’interno dell’officina la propria voce, finendo per essere anche perquisiti. Prima di parlare hanno dovuto attendere tre ore.
«È un convegno sulla buona novella della famiglia», ha esordito il vescovo, «fatta dall’uomo e dalla donna che, assieme, sono l’immagine di Dio. Diversi e complementari. È necessaria la distinzione per poter esistere. Bisogna tornare al punto di partenza stravolto nei secoli, ossia che siamo creature, maschi e femmine, chiamati a vivere l’uno per l’altro perché la vocazione dell’uomo è l’amore». Poi la parola è passata ad Amato che, con due ore di immagini e parole, ha illustrato la teoria del gender. «C’è confusione», ha detto, «si confonde la teoria del gender con l’educazione sessuale, con la parità di genere, con l’omosessualità. Non è nessuna delle tre. È l’idea per cui l’uomo è uomo o donna, non per come è biologicamente, ma per come si sente di essere al momento». E giù immagini, articoli ed esempi, dai bimbi che un giorno si vestono da bambine e l’altro da maschietto, i 71 generi che Facebook lascia scegliere ai propri utenti, i bagni gender. Con i ragazzi che a stento hanno frenato la voglia di intervenire. «È papa Francesco a definire la teoria del gender come uno sbaglio della mente umana che crea tanta confusione», ha sottolineato Amato, «siamo bombardati da messaggi sulla fluidità: in base all’affettività decidiamo chi essere».
Visione contestata dai giovani. «Qui c’è una visione univoca delle cose», è intervenuto uno di loro, «invece diversi tipi di famiglia e sessualità superano le barriere. Apritevi». «Ognuno deve avere la possibilità di scoprire chi è senza preclusioni o imposizioni», ha aggiunto una ragazza. Poi la discussione è continuata su omofobia e diversità. Toni civili, nessuna lite. Alla fine ognuno è andato per la propria strada. Il vescovo ha chiuso esortando i ragazzi «a non banalizzare le cose, a riflettere». I giovani si sono diretti nel piazzale Della Stazione dove, in serata, tra musica e slogan si è svolta la contromanifestazione organizzata da 24 associazioni.
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