Convegno sulla gestione delle centrali idroelettriche
ATESSA. Si parlerà della “gestione delle grandi derivazioni per uso idroelettrico-Il caso dell’impianto Sant’Angelo che comprende i laghi di Bomba e Casoli e la centrale di Altino” nel convegno...
ATESSA. Si parlerà della “gestione delle grandi derivazioni per uso idroelettrico-Il caso dell’impianto Sant’Angelo che comprende i laghi di Bomba e Casoli e la centrale di Altino” nel convegno organizzato, per sabato 3 luglio alle 16 nel teatro comunale, dall'associazione Comuni Sangro Aventino. Sono previste le relazioni di Tommaso Piacentini, docente di Geografia fisica e Geomorfologia del dipartimento di Ingegneria e geologia Università D’Annunzio” Chieti-Pescara, di Vincenzo Cerulli Irelli, docente di Diritto amministrativo università “La Sapienza” Roma e di Gianfranco Pederzolli, presidente Bim Sarca (Trento) e vicepresidente Federbim.
La concessione Sant'Angelo, che comprende i laghi di Bomba e Casoli e la centrale di Altino, ha una potenza nominale media pari a 58,4 Mw, affidata ad Acea Produzione Spa, è scaduta nel 2013. Nei 60 anni di funzionamento dell’impianto, realizzato negli anni 50 per fornire energia elettrica a Roma, non sono mai state eseguite le operazioni di svaso, sghiaiamento e sfangamento (dragaggio) dei laghi di Bomba e Casoli, previste dall’articolo 114 della legge quadro ambientale ed obbligo di legge dal 1999. L’associazione, costituita per seguire tutte queste tematiche, ha già organizzato un incontro tra i sindaci e gli amministratori dei comuni appartenenti al Bim (Bacino imbrifero montano) Sangro per valutare l’opportunità di costituire il Consorzio Bim Sangro e provare a colmare un ritardo storico.
«Il convegno», dice Massimo Colonna, presidente dell’associazione Comuni Sangro Aventino, «è un importante appuntamento per il Sangro Aventino e l’Abruzzo per approfondire le tematiche connesse alla gestione dei grandi impianti per la produzione di energia idroelettrica. L’incontro consentirà di acquisire informazioni fondamentali per programmare e realizzare una gestione diversa di queste infrastrutture strategiche che privilegi maggiormente gli interessi dei territori locali». In Abruzzo sono in funzione 55 centrali per la produzione di energia idroelettrica, di cui 15 grandi derivazioni con potenza nominale media superiore a 3MW. «La normativa», conclude Colonna, «prevede la possibilità della gestione diretta degli impianti e offre un’opportunità di rilancio per i territori interni che dalla realizzazione dei grandi impianti idroelettrici hanno visto privarsi di acque e terreni».
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