Convento, il caso si ingarbuglia C’è anche la vicenda opere d’arte

L’ex sindaco De Lucia torna sull’edificio del Comune che ha ospitato i Cappuccini e ora i Camilliani «Si può dare in comodato d’uso un bene senza averne il possesso? Ignorata la Soprintendenza?»
GUARDIAGRELE. L'ex sindaco Piervincenzo De Lucia non molla e continua a interessarsi costantemente della tormentata vicenda dell'antico convento dei Cappuccini, la struttura religiosa guidata dall'agosto dello scorso anno dai padri camilliani, dopo la partenza dei frati cappuccini, presenti nella cittadina per ben 422 anni. De Lucia nei giorni scorsi è tornato ancora una volta sull'argomento con una lettera inviata al sindaco Donatello Di Prinzio, ai consiglieri comunali e, per conoscenza, ai tre commissari straordinari di liquidazione del Comune.
L'ex sindaco, apre la nota, ricordando che lo scorso 14 aprile è stata pubblicata sul sito del Comune la delibera di giunta n. 60 del precedente 7 aprile, che stabiliva per il convento un comodato d'uso a favore dei camilliani. «Il giorno successivo», sottolinea De Lucia, «ho subito invitato il sindaco ad emanare un delibera di revoca di autotutela della delibera n. 60, evidenziando che, in caso contrario, mi sarei sentito in dovere di far rilevare le numerose carenze logiche, giuridiche e grammaticali in essa contenute». De Lucia, ricorda quindi, che la giunta comunale il successivo 31 maggio, con la delibera n. 100, concedeva poi un nuovo comodato d'uso gratuito della struttura, non ad un ordine religioso, ma alla Parrocchia di San Francesco d'Assisi, una delle sei piccole circoscrizioni ecclesiastiche di Guardiagrele. L'ex sindaco, osserva che nella delibera si parla, inoltre, di fatti assolutamente estranei all'istituzione Comune, come per esempio di una riunione del consiglio pastorale parrocchiale e del trasferimento di due frati cappuccini in altra sede e, nello stesso tempo, vengono completamente ignorati precedenti atti ufficiali del Comune, nettamente contrastanti con la decisione assunta.
«Nella delibera inoltre», aggiunge De Lucia, «si ammette che il Comune non ha ancora riavuto la disponibilità del bene, con ciò implicitamente costituendo in mora da un lato i Cappuccini che dopo oltre un secolo e mezzo devono ancora restituire (con atto formale ed inventario) i beni fruiti in certi periodi a titolo di affitto e da ultimo, di fatto, con un comodato d'uso gratuito, dall'altro i camilliani, insediatisi nel convento di proprietà comunale, grazie a una nomina vescovile e all'assenso dei cappuccini, ma senza però alcun atto ufficiale del Comune».
De Lucia, sottolinea poi che si parla sempre e solo del fabbricato "convento", ma non degli oggetti liturgici, delle statue, reliquiari, dipinti, arredi lignei, affreschi, cioè della vera ricchezza contenuta nel convento. L'ex sindaco, pone poi un serie di domande: può essere concesso in comodato d'uso un bene senza averne il possesso? Trattandosi di beni immobili e mobili di valore risalenti ai secoli XVI-XXI, esiste nell'archivio comunale un atto o un documento ufficiale che li individui e li descriva, in modo da consentire una definizione certa di ciò che si consegna? In operazioni di questo genere può essere ignorata la Soprintendenza ai beni culturali? L'ex primo cittadino chiude poi evidenziando che nella vicenda non si riesce a comprendere chi o cosa detti la "linea" del sindaco e della giunta comunale, ma sicuramente, non c'è solo un insufficiente conoscenza della questione nei suoi vari aspetti. «Tanto premesso», conclude De Lucia, «sembra assolutamente necessaria anche la revoca della delibera n.100/2022 che, ci auguriamo di leggere entro i prossimi otto giorni sul sito del Comune. Concluso tale termine, interesserò al problema quanti hanno competenza, per concorrere ad una sua corretta soluzione».
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