Convento, la proprietà fa ancora discutere

9 Marzo 2022

Guardiagrele. L’ex sindaco: tutti dicono che è del Comune, ma qualcuno non ne trae le conseguenze

GUARDIAGRELE. «Chi si lamenta, o è un bugiardo in malafede, ed è quindi in peccato e deve pentirsi, oppure non sa come sono andati realmente i fatti». Con queste parole, pronunciate nei giorni scorsi nel corso della visita pastorale al convento dei Cappuccini, il vescovo Bruno Forte, si è inserito nella discussione, ancora in corso nella cittadina, sulla partenza dei frati, avvenuta lo scorso fine agosto, l'arrivo dei camilliani e, soprattutto, nel dibattito sulla proprietà della struttura religiosa, nato dopo che l'ex sindaco Piervincenzo De Lucia, ha ricordato l'esistenza di un atto notarile, datato 14 marzo 1868, con cui l'amministrazione per il culto cedette al Comune l'ex convento e l'annessa chiesa.
«Adesso», afferma De Lucia, «tutti, o quasi, affermano che il convento è di proprietà del Comune, anche se qualcuno non ne trae però ancora le conseguenze. Un anno fa però lo si negava per ignoranza, successivamente poi per furbizia: bisognava prendere tempo per "accertamenti" da fare in prefettura, al ministero, al Fec e così, attuare la tattica del "sopire, troncare, ( ... ) troncare, sopire". L'ex primo cittadino, parla poi della restituzione del convento, anormalmente avvenuta senza un inventario redatto dal sindaco, dal vicesindaco e dall'ex parroco. «Eppure», sottolinea De Lucia, «la restituzione della struttura e dei relativi beni mobili, rappresenta un negozio giuridico, che va verbalizzato da persona competente, fra soggetti formalmente rappresentativi del Comune e dei Cappuccini, utilizzando l'inventario redatto nel 1868 e giovandosi anche della Sabap Abruzzo». De Lucia evidenzia infine che l'attuale parroco camilliano non deve assolutamente considerarsi un abusivo nel convento. «Infatti», afferma l'ex sindaco, «in passato, il Comune proprietario non ha mai preteso di sapere né quali e né quanti frati vivessero in convento e né se ci fossero ospiti. I Cappuccini comodatari fino a formale restituzione al Comune, possono quindi legittimamente ospitare i camilliani alla parrocchia, anche perché si dichiarano impossibilitati a designare al vescovo un frate che riceva tale incarico. D'altronde, i frati hanno dato tanto alla comunità guardiese, anche quando il convento non ospitava una parrocchia. Inoltre il consiglio comunale, una volta ufficialmente riavutolo e se lo riterrà opportuno, potrà senz'altro concedere il convento».
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