Convive con una cannula nella trachea da 15 mesi

20 Maggio 2015

Sanità: il calvario di un uomo di Canosa sballottato tra reparti del Clinicizzato L’avvocato Matteucci avvisa la Asl: «Azioni civili e penali se il caso non si risolve»

CANOSA SANNITA. Ingiustificabile. È l’aggettivo che più si addice per una nuova storia di ritardi nella Asl Lanciano Vasto Chieti. Sono trascorsi poco più di dieci giorni da quando il Centro ha raccontato la vicenda del giornalista Antonello Antonelli, ed ecco riproporsi un altro caso. Enrico Cerqua, 62 anni, di Canosa Sannita, da quindici mesi è costretto a vivere con una cannula provvisoria nella trachea. Un disagio per l’uomo che prosegue da troppo tempo. Lo stesso tempo che Antonelli ha dovuto attendere prima di essere chiamato dall’ospedale di Chieti per un intervento al cuore. Ma se il giornalista nel frattempo si era sottoposto a due operazioni nel nosocomio di Ancona, Cerqua aspetta ancora soluzione al suo incubo.

Che è iniziato nel gennaio 2014, quando il 62enne è finito sotto i ferri per un intervento di tracheotomia e ariteniodectomia parziale sinistra con laser CO2 ed asportazione di mucosa aritenoidea sinistra con applicazione di una cannula provvisoria, avvenuto al Santissima Annunziata di Chieti. Successivamente all’operazione, durante una normale medicazione, ci sono state delle complicazioni che hanno provocato il ricovero in Rianimazione, con il conseguente ritardo del decorso post operatorio e delle dimissioni, arrivate un mese dopo l’intervento. E di lì a qualche settimana, secondo quanto indicato dai medici del Clinicizzato di Chieti, Cerqua avrebbe dovuto sottoporsi a un nuovo intervento per la rimozione della cannula provvisoria e la chiusura del foro alla trachea. Ma la realtà è stata un’altra: «Inizia così il calvario del Cerqua», spiega l’avvocato Massimiliano Matteucci, a cui il paziente ha affidato le proprie ragioni, «che ad oggi dopo decine di visite, sballottato da un reparto all’altro e senza una risposta certa di carattere medico, semplicemente per una cattiva organizzazione interna tra i reparti, si trova a dover convivere con la cannula, con tutti i disagi che una simile patologia comporta non solo allo stato di salute generale ma anche alle relazioni personali e famigliari». Allora Matteucci avvisa: «Ho invitato la Asl ad intervenire immediatamente a tutela della salute del mio assistito e, in mancanza di risposte concrete, sarò costretto ad attivare le azioni civili e penali per accertare giudizialmente le responsabilità della struttura ospedaliera».

Alfredo Sitti

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