Corona parla al cuore degli studenti di storia e memoria

5 Novembre 2015

Il prefetto li conquista, ma le scuole presenti sono poche E la guardia d’onore Vita racconta i servizi al Pantheon

CHIETI. Ha parlato a braccio, è arrivato al cuore. Senza leggere una sola parola ha raccontato momenti epocali e consigliato letture agli studenti che l’ascoltavano con attenzione. È stato il primo discorso alla cittadinanza in una cerimonia ufficiale del nuovo prefetto, Antonio Corona, quello di ieri, in occasione della Festa dell’Unità nazionale e delle forze armate. Nessuno si aspettava che il discorso sarebbe iniziato con il trattato di Vestfalia del 1648 che mise fine alla guerra dei 30 anni. Corona lo ha tirato in ballo per paragonare quell’epoca ad un altro periodo bellico, quello delle due guerre mondiali, tracciandone affinità e differenze. Il tutto per arrivare a sottolineare l’importanza sia del traguardo raggiunto con l’unità nazionale e delle forze armate, ottenuto a caro prezzo, sia l’importanza della memoria. Un messaggio dedicato ai giovani a cui si è espressamente rivolto durante il discorso. Peccato che quest’anno l’adesione delle scuole all’evento è stata davvero risicata. C’erano solo due piccole rappresentanze di due istituti superiori, il “Gonzaga” e il “Pomilio”. Questi, accompagnati dall’insegnante Mariassunta Narciso, hanno scelto Davide Bellitto, del quinto Tn, come uno dei due studenti alzabandiera. Il “Gonzaga”, con i ragazzi scortati dall’insegnante Polisena Vittorini, ha scelto invece Rossana Vincitorio.

Il “Gonzaga” ha inviato alla cerimonia solo i tre rappresentanti d’istituto, Marco Candeloro, Carlotta De Sario e Valentino Mattioli, e i rappresentanti delle classi quarte. Anche in questo caso, dunque, non erano in molti. «Sappiamo che questa festa ha un significato importante», ha detto Candeloro, «stiamo celebrando l’Italia e la nostra storia, ma effettivamente facciamo fatica a comprendere questa ricorrenza fino in fondo». Il prefetto poi ha concluso la giornata dedicata alle Forze Armata visitando le vetrine dei negozi del centro che per l’occasione hanno addobbato le vetrine con i manichini che indossavano le divise delle forze dell’ordine. Ma c’era anche un testimone particolare. Ha compiuto 90 anni ma li porta bene, Antonio Vita. Con la fascia di “Guardia d’onore” al braccio, ha sfilato nel corteo della cerimonia. L’attaccamento alla nazione lo ha portato tra le file dell’istituto nazionale per la guardia d’onore alle reali tombe del Pantheon. Così ogni anno, nonostante l’età avanzata, assolve ai doveri che lo portano a Roma per svolgere il suo servizio. «A Chieti siamo rimasti in poco più di dieci», dice, «in provincia una cinquantina, tra guardie d’onore e dame d’onore. Una volta all’anno saliamo sul pullman e andiamo al Pantheon, così come vuole la nostra associazione». Quanto alla cerimonia di ieri, l’unico rammarico della guardia d’onore dal passato pieno di sorprese (è stato titolare dell’ottava radio privata italiana, Radio 103, che trasmetteva da Chieti in maniera... clandestina) ha riguardato il fatto che da qualche anno non è più permesso sfilare con il Tricolore. Tra gli ospiti, in compenso, c’erano molte fasce tricolore sulle spalle dei sindaci, insieme alla fascia azzurra indossata dal presidente della Provincia, Mario Pupillo. Non c’era il sindaco Umberto Di Primio, sostituito dal vice Giuseppe Giampietro. Hanno sfilato il nuovo comandante della legione Carabinieri, generale Michele Sirimarco, insieme al suo predecessore, generale Claudio Quarta, era presente anche il generale Leonardo Prizzi che collabora attivamente al Comitato per la valorizzazione della cultura della Repubblica.