Corso, cambia il progetto ma l’architetto non ci sta

18 Febbraio 2016

Gres al posto del cemento per la nuova pavimentazione ispirata alla Presentosa L’ideatore Ricci: «Meno effetti e costi più alti, perché non ci hanno consultato?»

LANCIANO. Non sarà più in cemento, ma in gres la nuova pavimentazione di corso Trento e Trieste, il cui iter di riqualificazione è ripartito nei giorni scorsi, dopo due anni di stop, con la pubblicazione del bando pubblico. Un bando «che presenta parecchie lacune» dal punto di vista dei costi, del materiale utilizzato e perfino per quanto riguarda l’idea originaria e concettuale del progetto: lo sostiene Mosè Ricci, uno degli architetti che ha ideato il nuovo “tappeto” urbano ispirato al gioiello Presentosa. Ricci, docente nel Dipartimento di ingegneria civile, ambientale e meccanica dell’università di Trento, ha partecipato attivamente alla progettazione assieme al collega della Sapienza di Roma, Orazio Carpenzano, con verifiche e test accurati dei materiali e della loro resa.

«Sono felice che la nuova pavimentazione veda la luce», spiega, «ma è come se si disegnasse un maglione di lana e poi lo si realizzasse in gomma». Il problema sta innanzitutto nell’utilizzo del gres in sostituzione del cemento che, per il tipo di lavorazione e di disegno previsto, sarebbe stato molto più duttile, consentendo facilmente l’inserimento delle decorazioni. «Erroneamente si pensa che il gres sia più resistente», interviene Ricci, «ma non è così. Il cemento è, inoltre, in grado di assolvere prestazioni importanti: essere resistente, antiscivolo e, in più, fungere da dispositivo ecologico. La linea bianca inserita nel disegno originale è infatti di cemento fotocatalitico, in grado cioè di assorbire il famigerato Co2 nell’aria». Anche i tondi centrali in resina erano predisposti in modo da avere cellule fotovoltaiche che di giorno si caricano di luce e di notte la restituiscono. Con il gres tutti questi interventi non sono possibili. E c’è anche un problema di costi. «Mi hanno contattato già diverse aziende», precisa Ricci, «lamentando che per poter inserire i disegni nel gres si rischia di spendere molto di più rispetto all’idea originale. In più il bando è legato al massimo ribasso: il rischio è di avere un lavoro risicato e con un disegno disatteso rispetto all’originale. Ci sta che si cambi idea e che l’effetto sia comunque bellissimo, ma perché utilizzare un altro materiale senza testarlo? E perchè non chiedere un consulto? L’università, senza aggravio di costi, sarebbe stata al fianco del Comune anche in questa fase». (d.d.l.)

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