«Così ho sfiorato la morte per colpa di un cinghiale»

Parla il conducente di Torino di Sangro finito fuori strada con l’auto ribaltata «Sento ancora il freddo del guardrail vicino all’orecchio: sono un miracolato»
VASTO. Alessandro D’Intino, 46 anni, di Torino di Sangro, si guarda il braccio gonfio e dolorante ma sorride. Sorride perché è vivo. È lui l’automobilista di Torino di Sangro che mercoledì sera, poco prima delle 23, mentre dalla Val di Sangro tornava a casa al volante della sua Fiat Seicento, è stato sbalzato fuori strada da un grosso cinghiale. Per tutti, compresi i carabinieri che lo hanno soccorso con gli operatori del servizio di emergenza sanitaria 118, l’uomo è un miracolato.
«Sento ancora il freddo del metallo del guardrail vicino all’orecchio», racconta. «Pochi centimetri e quel pezzo di metallo avrebbe potuto trapassarmi il cranio», sottolinea D’Intino.
La paura è passata e D’Intino ha accettato di raccontare quei terribili secondi al Centro nella speranza che la sua testimonianza serva a scuotere chi di dovere inducendolo a prendere provvedimenti per contenere il moltiplicarsi di cinghiali. «Fra Torino di Sangro e Casalbordino i danni provocati da questi animali non si contano più. Spesso gli agricoltori devono arrampicarsi sugli alberi per salvarsi e questo non è giusto», dice Alessandro D’Intino.
Poi continua. «Quella sera avevo appena finito il turno di lavoro e stavo tornando a casa da mia moglie e dai miei due figli. All’improvviso, a pochi chilometri da Torino di Sangro, sulla statale che porta verso il mare, è sbucato un grosso animale che mi è venuto addosso. Ho fatto appena in tempo a vedere che si trattava di un cinghiale. Poi c’è stato l’urto con l’auto. Violento come uno schianto contro un muro e subito dopo l’auto è volata in aria ed è ricaduta sul guardrail. Il parabrezza è andato in frantumi e il guardrail è entrato nell’abitacolo passando accanto al mio orecchio. Istintivamente ho toccato il viso, l’occhio, la fronte e sono sceso dalla macchina per respirare. Barcollavo e un automobilista che ha assistito alla scena si è avvicinato per aiutarmi e chiamare i soccorsi. Quando poco dopo sono arrivati i carabinieri ed hanno visto l’auto pensavano, che il protagonista dell'incidente fosse morto e ancora dentro la vettura. Invece qualche santo mi ha aiutato. Sono vivo. Pazienza se il braccio mi fa tanto male ed è gonfio. Sono vivo e per questo chiedo alle autorità di fare qualcosa per evitare che a qualcun altro vada peggio. Io guidavo ad andatura moderata. Il cinghiale dopo lo schianto è scappato via. Lo hanno cercato ma la carcassa non è stata trovata. Fate qualcosa prima di dover piangere la vita di qualche automobilista o motociclista», è l’accorata richiesta di D’Intino.
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