«Così intascavano i soldi delle bollette»

27 Marzo 2019

Barbone, direttore della Teateservizi, svela i metodi usati dai due dipendenti infedeli finiti sotto accusa: scoperti documenti falsi 

CHIETI. Entra nel vivo il caso giudiziario in cui sono imputati due dipendenti della Teateservizi con l’accusa di aver intascato 37.420 euro, ovvero somme versate dai contribuenti per le bollette dell’acqua. Ieri mattina, durante l’udienza a porte chiuse davanti al giudice Luca De Ninis e al pm Giancarlo Ciani, ha testimoniato Antonio Barbone, direttore generale della Teateservizi, società del Comune di Chieti che si occupa della riscossione dei tributi. È stato proprio Barbone a presentare la denuncia che ha fatto scattare l’inchiesta dei carabinieri della stazione di Chieti principale nei confronti di Girolamo Nigro, 58 anni, originario di Taranto e residente a Ortona, e Mario Cerasa (35), nato a Pescara e residente a Cepagatti.
In oltre un’ora e mezza, il dg ha ricordato in tribunale i passaggi fondamentali delle verifiche avviate dall’azienda dopo i primi sospetti. Tutto è nato nel febbraio del 2018 dalla segnalazione di una contribuente che, dopo aver ricevuto un sollecito di pagamento per i canoni arretrati del servizio idrico, si è presentata negli uffici di Teateservizi sostenendo di aver già provveduto nei termini ordinari consegnando il denaro nelle mani degli operatori. A dimostrazione di questo, ha esibito una ricevuta. Tutto ciò è apparso da subito anomalo perché non è ammesso il pagamento in contanti agli sportelli. Dai successivi accertamenti è poi emerso che non vi era traccia di quella somma in nessun conto corrente postale o bancario intestato alla società. La stessa signora ha riferito di aver pagato in contanti anche l’importo per la domanda di voltura, alla quale - da ulteriori controlli - era però allegato un bollettino risultato contraffatto. In sostanza, il bollettino in questione era un duplicato di un altro correttamente eseguito.
A quel punto sono state analizzate tutte le pratiche e sono venuti fuori ben 264 casi anomali. Nei confronti degli imputati, difesi dagli avvocati Giuliano Milia e Maria Sirolli, potrebbe dunque scattare anche l’accusa di falso in atto pubblico. Attualmente il reato contestato a Nigro e Cerasa è peculato continuato: «In concorso tra loro», si legge sul capo di imputazione, «in qualità di incaricati di un pubblico servizio in quanto dipendenti della Teateservizi, concessionaria per conto del Comune della riscossione dei tributi, inerenti tra l’altro alla fornitura idrica, avendo la disponibilità delle somme di denaro versate dagli utenti, se ne appropriavano». La Teateservizi, che si è costituita parte civile con l’avvocato Luca Paolucci, chiede 112mila euro di risarcimento ai due dipendenti infedeli. Prossima udienza ad aprile.
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