«Così siamo danneggiati»

20 Aprile 2020

Ortona. Parlano i residenti di Caldari: «Immagine compromessa, commercio ko»

ORTONA. «Il focolaio epidemiologico della contrada Caldari di Ortona non può assolutamente definirsi spento». Questo si legge in un passaggio della nota sottoscritta dal direttore generale, dal direttore sanitario e dal direttore amministrativo della Asl Lanciano Vasto Chieti, riportato nell’ordinanza con la quale sabato il presidente della Regione, Marco Marsilio, ha prorogato la zona rossa nella frazione ortonese. Uno slittamento della riapertura dell’area che aumenta i disagi della popolazione residente, allo stremo delle forze dopo settimane vissute in un territorio blindato dai presidi delle forze dell’ordine per il rispetto delle misure di contenimento del virus. Un disagio notevole sotto vari aspetti: da quello psicologico per tutto quanto sta accadendo, a quello economico e dell’immagine della contrada. «Si sta creando una situazione irreversibile», commentano dalla frazione, «siamo stati sempre apprezzati per essere produttori di uva ed esportatori di vino, ora invece siamo accostati al coronavirus». Per chi ha attività nel settore commerciale il danno è notevole: «Stiamo perdendo clienti», dice un residente, «la gente ha paura di Caldari, c’è una sorta di discriminazione anche da parte di ortonesi residenti in altri aree del territorio comunale».
È trascorso ormai un mese e mezzo dal primo degli otto decessi nella contrada. Nel corso delle settimane il quadro è andato aggravandosi ma ad oggi, secondo parte degli abitanti, i contagi che vengono comunicati di volta in volta farebbero riferimento a tamponi effettuati diverso tempo addietro. Ecco perché secondo una linea di pensiero, la situazione attuale rispetto ai contagi non sarebbe così importante come può apparire. Di conseguenza c’era la speranza che la misura relativa alla zona rossa potesse decadere. Così però non è stato. Una più aggiornata fotografia della reale situazione nella contrada potrà comunque offrirlo lo studio epidemiologico, per il quale ieri sono andate avanti le operazioni al fine di effettuare i tamponi e gli esami sierologici a tutta la popolazione residente.
L’auspicio è che il focolaio possa essere ritenuto spento al termine dell’approfondito monitoraggio, ma tra gli abitanti c’è ovviamente anche il timore che possano essere individuati ulteriori contagi, con tutte le conseguenze che una simile eventualità potrebbe comportare. «Se emergeranno altri positivi», si chiede un residente, «staremo altre settimane chiusi in una zona rossa?».
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