Costa 120 mila euro ricostruire il trabocco del Vate

Legno di acacia di luna calante e tecniche moderne per realizzare ex novo la macchina da pesca del Turchino
SAN VITO. Smantellato e ricostruito. É questo il destino del trabocco del Turchino che, piegato ma non spazzato via dalle mareggiate, dovrà issare bandiera bianca. Verrà smantellato. «Poi ricostruito», precisa il sindaco Rocco Catenaro «così com’è oggi, senza l’aggiunta di neanche un asse di legno». Legno di acacia -occorreranno almeno 100 pali- da raccogliere nella fase di luna calante ad agosto (tra il 10 e il 25 agosto), per mantenere intatte le sue caratteristiche. Poi si useranno materiali innovativi e tecniche moderne che in tre mesi, mareggiate permettendo, faranno tornare alla luce il trabocco cantato da D’Annunzio. Sarà una rinascita. «L’ultimo intervento sulla macchina da pesca risale al 2004», dice Catenaro, «ma fu solo una ristrutturazione, le fondamenta credo che dagli anni ’80 non siano sostituite. Ecco perché va demolito e rifatto. La Regione a novembre ci ha concesso 40mila euro a cui aggiungeremo i fondi che daranno due imprenditore del teramano, Mariano Monaco del Gruppo EuroMobili arredamenti di Mosciano e Elio De Blasio della De Blasio Fireworks, di Teramo. Due moderni mecenati a cui siano riconoscenti, anche se un po’ spiace che a salvare il Turchino non ci siano imprenditori della zona».
Quanto investiranno i privati? Visto che l’intervento complessivo costerà circa120mila euro e che la Regione ne ha concessi 40mila, serviranno 80mila euro. Da qui l’appello del sindaco affinché si facciano avanti altri imprenditori.
«I lavori inizieranno a settembre», annuncia l’assessore al turismo Luigi Comini, «non per motivi legati a divieti e ordinanze che impedirebbero di fare lavori a mare, ma per motivi tecnici e di materiali».
In primis per il legno di acacia che come precisato dalla progettista, l’architetto Anna Colacioppo, va raccolto nelle fasi di luna calante di gennaio e agosto. Poi per il tipo di intervento che si andrà a fare: di demolizione di una struttura pericolante. Ad eseguire i lavori sarà la ditta di Mario Tenaglia, di Casoli, specializzata nel ridare vita ai trabocchi. «Ridare vita al trabocco cantato da D’Annunzio è motivo di orgoglio, di onore ma anche un onere», dice Tenaglia «utilizzeremo tecniche moderne. La prima fase è la più delicata. Ci saranno una gru in mare e dei subacquei che dovranno tagliare le rotaie deteriorate e spezzate su cui poggiano le basi del trabocco. Poi smaltiremo i materiali restanti. Sulle rocce esistenti metteremo le rotaie nuove, tireremo su i pali, le fondamenta e ricostruiremo passerella e casotto. Serviranno, mareggiate permettendo almeno 3-4 mesi».
Teresa Di Rocco
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