Costretti a lavorare nei campi per 4 euro l’ora, due arresti

Blitz dei carabinieri tra Mozzagrogna e Fossacesia: l’imprenditore Luciani finisce ai domiciliari In carcere un intermediario bulgaro. L’accusa: sfruttati 11 braccianti, obbligati a vivere nel degrado
MOZZAGROGNA. Con i pochi soldi che guadagnavano, dopo una giornata di fatica nei campi, dovevano acquistare personalmente le cesoie per lavorare e il cibo per la pausa pranzo. Erano sfruttati e sottopagati gli 11 braccianti scoperti dai carabinieri di Atessa a lavorare nelle campagne tra Mozzagrogna e Fossacesia. Reclutati in Bulgaria da un connazionale e impiegati nella raccolta dell’uva a servizio di un imprenditore agricolo locale. Entrambi, il presunto caporale e il datore di lavoro, sono stati arrestati.
GLI ARRESTATI Le due ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip del tribunale di Lanciano Massimo Canosa, sono state eseguite martedì dai carabinieri di Atessa al termine dell’indagine contro il caporalato coordinata dalla Procura frentana. Le misure restrittive sono state eseguite nei confronti di Danail Tomshev, bulgaro di 39 anni, attualmente detenuto nel carcere di Vasto, e di un imprenditore agricolo di Mozzagrogna, Giuseppe Pompilio Luciani, 61 anni, agli arresti domiciliari. Entrambi incensurati, sono ritenuti responsabili in concorso tra loro, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, ma anche di reati in materia di sicurezza.
IL BLITZ L’operazione è scattata nelle prime ore di venerdì 29 ottobre su una vasta area coltivata, circa 100 ettari, tra Fossacesia e Mozzagrogna e ha visto l’impiego di oltre venti carabinieri, tra cui personale del Nucleo carabinieri Ispettorato del lavoro di Chieti, del 5° Nucleo elicotteri carabinieri di Pescara e con l’ausilio dell’Ispettorato del lavoro di Chieti. Le indagini, condotte dal Nucleo operativo e radiomobile di Atessa diretto dal tenente Federico Ciancio, sono iniziate lo scorso settembre. Pedinamenti, osservazioni, riprese audio e video avrebbero documentato lo sfruttamento di almeno 11 braccianti di nazionalità bulgara, tra cui 4 donne che il giorno del blitz non erano nei campi.
LAVORATORI SFRUTTATI Ai due arrestati sono contestati il reclutamento, l’utilizzo e l’impiego nella raccolta dell’uva dei lavoratori stranieri, tutti sprovvisti di regolare contratto di lavoro. Ai braccianti era versata una retribuzione, pari in media a 4 euro l’ora, palesemente difforme dai contratti collettivi regionali e nazionali. Iniziavano a lavorare alle 7, fino alle 17 circa, con una pausa pranzo di 10-15 minuti, alla quale dovevano provvedere da sé. Ad alcuni era stato imposto di acquistare personalmente le cesoie per tagliare i grappoli. «In questa zona abbiamo aperto una breccia sul fenomeno del caporalato nei campi», commenta il capitano Alfonso Venturi, comandante della compagnia di Atessa.
IN ITALIA VIA MARE Secondo le accuse, era il 39enne bulgaro a reclutare i lavoratori da impiegare sui campi. Approfittava dello stato di bisogno e della situazione di vulnerabilità di queste persone, tutti suoi connazionali, perlopiù provenienti da un piccolo paese nel nord della Bulgaria al confine con la Romania (distretto di Montana) e di età compresa tra 40 e 55 anni. Persone con un basso grado d’istruzione e famiglie molto numerose da mantenere, la cui condizione di vita si era aggravata ulteriormente in seguito alla pandemia. Gli stranieri giungevano in Italia via mare dalla Grecia fino ai porti di Brindisi o Bari, per poi proseguire in autobus fino a San Severo (Foggia), dove venivano prelevati dal connazionale che li trasportava fino a Fossacesia. Qui, in un locale di proprietà dell’imprenditore agricolo, fatiscente e con gravi carenze igienico-sanitarie – muffa, giacigli di fortuna, pavimenti rotti – venivano fatte alloggiare fino a 11 persone, tutte sprovviste di vaccinazione contro il Covid-19.
TENTATA FUGA I militari del Norm di Atessa, che monitoravano giornalmente i movimenti di Tomshev, sono riusciti ad arrestarlo all’altezza di San Severo prima che il 39enne, con in tasca un biglietto per la Grecia, si imbarcasse dal porto di Brindisi. L’interrogatorio di garanzia del bulgaro era fissato per ieri mattina, ma il difensore, l’avvocato Gianluca Mitolo del foro di Foggia, ha eccepito il difetto di improcedibilità poiché mancava l’interprete. L’indagato sarà ascoltato domani, alle 9.30, in via telematica. Questa mattina compare invece davanti al Gip l’imprenditore agricolo Luciani, assistito dall’avvocato Anna Ida Piccirilli. La Procura di Lanciano ha chiesto l’incidente probatorio per interrogare i lavoratori.

