Così hanno sprecato 35 milioni di euro

Centro servizi Val Pescara e potabilizzatore di San Martino, opere pubbliche costruite con fondi europei e dimenticate
CHIETI. Venti miliardi di vecchie lire prima e venticinque milioni di euro dopo, di provenienza europea, buttati via nel territorio teatino. Due storie, quella del Centro Servizi Val Pescara e del Depuratore di San Martino che hanno un comune denominatore: lo spreco di pubblico denaro. Soldi, circa 35 milioni di euro complessivi, che l'Europa ci ha concesso e che sono stati usati in modo che definire scandaloso è già fare qualche concessione al linguaggio, visto e considerati i fatti accaduti. La prima storia è quella del Centro Servizi Val Pescara: fu il Comune di Chieti, ad inizio degli anni 80, a richiedere all'Europa finanziamenti per realizzare nel suo territorio una struttura capace di ospitare fiere e di offrire servizi alle aziende. I finanziamenti vennero concessi ma a gestirli fu chiamato il Consorzio Industriale Val Pescara. L'enorme struttura fu realizzata con un primo finanziamento di dieci miliardi di vecchie lire a cui fece seguito un altro stanziamento per uguale cifra. In tutto, come detto, venti miliardi. Al momento però di rendere produttivo quanto realizzato: due edifici, uno enorme con avveniristici specchi, e spazi espositivi esterni, tutto venne bloccato. Niente fiere e niente uffici per offrire servizi, come era nei progetti. E a dare il colpo mortale ad ogni speranza di uso di quanto realizzato, venne la scelta della Camera di Commercio di Chieti di ristrutturare l'ex Foro Boario, proprio per creare strutture in grado di ospitare fiere e altre manifestazioni, oltre agli uffici. Insomma quello che avrebbe dovuto fare il Centro Servizi. A quel punto ci fu l'intervento della Regione. A dire il vero la prima desolante scelta che venne fatta fu quella di adibire gli enormi fabbricati a magazzini, poi si pensò di affidarli al Parco Tecnologico, per piazzarvi uffici e laboratori. Non durò molto, perché il Parco nella sede aquilana ebbe i suoi guai e la sede teatina venne praticamente abbandonata. Attualmente è operativa solo una piccola parte, affittata ad una ditta. Tutto il resto è destinato al degrado reso sempre più evidente da erbacce e sterpi che cominciano a farla da padrone. Per completare il brutto quadro che abbiamo trovato c'è anche la strada d'accesso che è praticabile per metà carreggiata, perché l'altra presenta profondi e pericolosi avallamenti che impediscono di potervi circolare.
Ancora più grave è l'altra vicenda di colossali sprechi: quella del Depuratore che avrebbe dovuto farci bene anche le acque del fiume Pescara. Incredibile perché in località San Martino, tra il 1990 e il 2006 vennero costruiti due impianti che avrebbero dovuto rendere potabili le acque del Pescara. Per essere precisi si tratta di due progetti, il primo costato oltre un miliardo di vecchie lire e il secondo più di ventuno milioni di euro. Entrambi, benché finiti e addirittura collaudati (e resta un mistero come si sia potuto farlo senza verificare il suo funzionamento) rappresentano oggi un vero e proprio monumento allo spreco. Di fatto il potabilizzatore non è in grado di rendere bevibile l'acqua di un fiume che ha altissimi tassi di inquinamento. La cosa grottesca è che in partenza sono mancati gli accertamenti (analisi e quant'altro necessario) per verificare la fattibilità del progetto. Da indagini fatte dalle forestale nel 2008, che hanno portato poi alla denuncia alla Corte dei Conti di cinque dirigenti della Regione e dell'Aca, è venuto fuori che nel 2007, ad opera già finita, non erano stati ancora comunicati in forma ufficiale i risultati dei prelievi eseguiti nel 2004. Insomma solo a giochi fatti, con l'impianto già concluso e, ripetiamo, collaudato, si venne a sapere che l'acqua del Pescara non era idonea all'uso umano perché i parametri superavano i limiti di legge. Eppure la storia dell’inquinamento del fiume doveva essere conosciuta, visto che in quelle acque finivano i residui di lavorazione di industrie della Val Pescara e che sulle sponde, a pochi metri dal fiume, c'erano e ci sono montagne di rifiuti. Sarebbe bastato una semplice analisi di laboratorio fatta nei tempi giusti per evitare uno spreco colossale. Ed è proprio qui lo scandalo, che attende ancora, a livello di giustizia, di essere chiarito. Intanto all'appello, per questa sfortunata regione, mancano qualcosa come 35 milioni che, se bene utilizzati, avrebbero potuto cambiare molte cose nella Val Pescara.
Gino Di Tizio

