«Così ho sfiorato la morte per colpa di un cinghiale»

1 Novembre 2015

Parla il conducente di Torino di Sangro finito fuori strada con l’auto ribaltata «Sento ancora il freddo del guardrail vicino all’orecchio: sono un miracolato»

VASTO. Alessandro D’Intino, 46 anni, di Torino di Sangro, si guarda il braccio gonfio e dolorante ma sorride. Sorride perché è vivo. È lui l’automobilista di Torino di Sangro che mercoledì sera, poco prima delle 23, mentre dalla Val di Sangro tornava a casa al volante della sua Fiat Seicento, è stato sbalzato fuori strada da un grosso cinghiale. Per tutti, compresi i carabinieri che lo hanno soccorso con gli operatori del servizio di emergenza sanitaria 118, l’uomo è un miracolato.

«Sento ancora il freddo del metallo del guardrail vicino all’orecchio», racconta. «Pochi centimetri e quel pezzo di metallo avrebbe potuto trapassarmi il cranio», sottolinea D’Intino.

La paura è passata e D’Intino ha accettato di raccontare quei terribili secondi al Centro nella speranza che la sua testimonianza serva a scuotere chi di dovere inducendolo a prendere provvedimenti per contenere il moltiplicarsi di cinghiali. «Fra Torino di Sangro e Casalbordino i danni provocati da questi animali non si contano più. Spesso gli agricoltori devono arrampicarsi sugli alberi per salvarsi e questo non è giusto», dice Alessandro D’Intino.

Poi continua. «Quella sera avevo appena finito il turno di lavoro e stavo tornando a casa da mia moglie e dai miei due figli. All’improvviso, a pochi chilometri da Torino di Sangro, sulla statale che porta verso il mare, è sbucato un grosso animale che mi è venuto addosso. Ho fatto appena in tempo a vedere che si trattava di un cinghiale. Poi c’è stato l’urto con l’auto. Violento come uno schianto contro un muro e subito dopo l’auto è volata in aria ed è ricaduta sul guardrail. Il parabrezza è andato in frantumi e il guardrail è entrato nell’abitacolo passando accanto al mio orecchio. Istintivamente ho toccato il viso, l’occhio, la fronte e sono sceso dalla macchina per respirare. Barcollavo e un automobilista che ha assistito alla scena si è avvicinato per aiutarmi e chiamare i soccorsi. Quando poco dopo sono arrivati i carabinieri ed hanno visto l’auto pensavano, che il protagonista dell'incidente fosse morto e ancora dentro la vettura. Invece qualche santo mi ha aiutato. Sono vivo. Pazienza se il braccio mi fa tanto male ed è gonfio. Sono vivo e per questo chiedo alle autorità di fare qualcosa per evitare che a qualcun altro vada peggio. Io guidavo ad andatura moderata. Il cinghiale dopo lo schianto è scappato via. Lo hanno cercato ma la carcassa non è stata trovata. Fate qualcosa prima di dover piangere la vita di qualche automobilista o motociclista», è l’accorata richiesta di D’Intino.

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