Così i ragazzi si riprendono l’Angelini

2 Aprile 2016

In duecento entrano nello stadio per manifestare contro le super tariffe. E strappano una mezza promessa al sindaco

CHIETI. Chiara, 15 anni, non può accettare che le porte dell'Angelini siano chiuse alle società di atletica per le nuove tariffe esorbitanti. «Siamo dimenticati da tutti. E' una situazione vergognosa. Ci stanno togliendo parte della nostra vita», é lo sfogo della giovane atleta della Pietro Mennea, che indossa la divisa della propria società ed è impaziente di tornare in pista. Ieri pomeriggio Chiara D'Alessandro e altri 200 ragazzi di quattro società di atletica, la Falco Azzurro, l'Atletica Chieti, la Polisportiva Tethys e la Pietro Mennea, si sono ripresi l'Angelini.

Ragazzi, genitori e rappresentanti delle società (Carlo Piersante, Umberto Tuffanelli e Federica Sanvito) si sono ritrovati alle 17.30 nel piazzale dello stadio per protestare contro le nuove tariffe di 73 euro al giorno per l'utilizzo dell'Angelini. E dopo mezzora, giusto il tempo di gridare la loro rabbia e di far valere le proprie ragioni, i ragazzi sono entrati nello stadio e sono tornati a correre sulla pista. Un allenamento improvvisato per riconquistare simbolicamente l'Angelini. «Siamo qui per muovere l'opinione pubblica», spiega Nicola Piro, presidente della Tethys Chieti, affiancato da Ketty Garzellini, delegata provinciale della Fidal.

«Da un mese e mezzo ci alleniamo per strada dopo le richieste del Comune di pagare gli arretrati dal 2006 in poi e quelli relativi al periodo che va dal 30 luglio 2015 al 18 settembre 2015 con tariffe di 73 euro all'ora per l'uso della pista. Siamo preoccupati per l'impossibilità di sostenere tariffe esorbitanti e non in linea con quelle di altri impianti sportivi abruzzesi. Chiediamo una ridefinizione delle tariffe e siamo disposti a pagare 50 euro al mese come avviene da altre parti. I servizi minimi, però, devono essere garantiti e l'accesso deve essere regolamentato».

«Sul pregresso abbiamo chiesto la sospensiva e l'annullamento ma ad oggi, nonostante vari incontri, la nostra richiesta non è stata accolta. Fino a quando il Comune non ci mette per iscritto i suoi impegni sulle tariffe e il pregresso, non possiamo utilizzare una struttura pubblica. Noi società di atletica siamo coese come non mai per tutelare i diritti dei nostri figli e andiamo avanti in questa lotta».

LA RISPOSTA DEL COMUNE. Ieri mattina, prima della protesta, il sindaco Umberto Di Primio ha inviato una lettera alle quattro società di atletica. Di fatto annuncia che martedì verranno rideterminate le tariffe. La proposta che l'assessore allo sport Antonio Viola porterà in giunta sarà di 15 euro ad allenamento per ogni società. Lunedì, inoltre, il sindaco si è reso disponibile per un nuovo confronto con le società.

«Siamo contenti della disponibilità del sindaco», risponde Piro, «e speriamo che si arrivi a una soluzione. I politici devono tutelarci perché le società di atletica leggera svolgono attività formativa e di integrazione sociale».

LA POSIZIONE DEL PD. Alla protesta hanno partecipato Luigi Febo, Alessandro Marzoli e Chiara Zappalorto, consiglieri comunali del Pd, che hanno preso le difese delle società di atletica.

«Ben venga la lettera del sindaco, anche se tardiva, ma adesso occorrono i fatti», afferma Febo. «Dobbiamo mettere le società di atletica nelle condizioni di potersi allenare a Chieti e non di farle scappare via. Loro vogliono pagare il dovuto, ma non si può pretendere che senza una convenzione si mandino delle tariffe così esose che non hanno precedenti. Una società di atletica che vive di volontariato non può pagare queste cifre».

«Le tariffe sono state addirittura quadruplicate da luglio. In sei anni l'amministrazione Di Primio non ha mai fatto una convenzione con le società di atletica, quindi come può chiedere loro di pagare?».

«Le tariffe devono essere sostenibili e adeguate al tipo di attività che si fa», aggiunge Marzoli. E mentre i ragazzi corrono sulla pista, i genitori prendono posto in tribuna. «Stanno togliendo i nostri figli dallo stadio», dice una mamma preoccupata.