Così la burocrazia protegge gli ex distributori

CHIETI. Dismessi, dimenticati. O forse è solo colpa della burocrazia? Comunemente definiti ecomostri, le aree di servizio in disuso tornano d’attualità dopo il caso di mercoledì mattina quando all'ora...
CHIETI. Dismessi, dimenticati. O forse è solo colpa della burocrazia? Comunemente definiti ecomostri, le aree di servizio in disuso tornano d’attualità dopo il caso di mercoledì mattina quando all'ora di pranzo a Santa Maria dalla tettoia dei distributori di benzina, fermi da mesi, è caduto un pesante pezzo di cornicione su due Fiat Seicento parcheggiate.
Come ha poi chiarito l’assessore ai lavori pubblici Mario Colantonio, intervenuto mercoledì a Santa Maria dopo la messa in sicurezza da parte dei vigili del fuoco, «per essere smantellate, queste aree dismesse hanno procedure molto più complesse di quanto possa sembrare, dovute allo stato di avanzamento della pratica di concessione, presso la Camera di commercio, o di rimozione che prevede prima di tutto una bonifica dei serbatoi nel sito».
Nello specifico spetta al titolare di un impianto di distribuzione carburanti, cessata l’attività, bonificare l’area secondo la disciplina in materia ambientale, attenendosi alle norme sulla bonifica. E sul territorio nazionale sono attive da tempo aziende che prestano servizi ecologici per lo smaltimento di distributori non più utilizzati. In tal senso, all’appello sul Colle ci sono ancora impianti in disuso a Sant’Anna e in via Vicentini, dietro la Banca dell’Adriatico, fermo da circa 10 anni con un gabbiotto che garantirebbe invece qualche posto auto in più in una zona off limit per i parcheggi. Un piccolo ecomostro che oltraggia il decoro della città.
Ecomostro su cui l’assessore Colantonio ha precisato che «è già attiva la pratica per la rimozione». Ma quanto tempo si dovrà ancora attendere per farlo rimuovere? (g.io)

