Cotir chiude, a casa 27 tecnici

I sindacati: Regione contattata invano. Febbo (FI): vado alla Corte dei conti
VASTO. L’Europa chiede i progetti ma per la Regione il Cotir non serve. Il paradosso vastese potrebbe varcare le Alpi. Da tre mesi e nonostante 27 stipendi mancati, ogni giorno 27 tecnici e ricercatori raggiungono i 25 ettari di località Zimarino e portano avanti la ricerca. Progetti richiesti dall’Europa. «Ma per la politica del Vastese e di conseguenza della Regione non esistiamo più. Non siamo nelle liste di nessun politico. La morte del Cotir non interessa a nessuno». A parlare sono i 27 dipendenti del centro ricerche. Ieri attraverso una nota diffusa dalla Regione hanno scoperto che il centro di Vasto chiuderà. Resta in vita il centro di Avezzano. «E questo spiega tutto. Il Vastese non ha più referenti. I nostri appelli fatti a livello amministrativo, regionale e parlamentare sono caduti nel vuoto. Siamo stati abbandonati dalla politica».
Sono delusi, amareggiati e sfiduciati i ricercatori del Cotir. «Prima delle elezioni li abbiamo visti tutti i nostri amministratori. Ora i politici sono scomparsi. Non esistiamo più. Il Vastese non esiste più per la politica», accusano i lavoratori. Anche i sindacati qualche giorno fa avevano stigmatizzato l’atteggiamento della politica regionale.
«I lavoratori dei centri di ricerca regionali del settore agroalimentare sono allo stremo», hanno scritto . «Il tanto decantato progetto di riordino che secondo la Regione doveva portare, entro sei mesi dalla nomina dei commissari liquidatori, alla razionalizzazione e all’istituzione del centro unico, a distanza di quasi tre anni non ha prodotto nulla se non il peggioramento delle situazioni debitorie degli enti e l’aggravarsi delle condizioni, già disperate, dei dipendenti». Le organizzazioni sindacali, hanno dichiarato Feliciantonio Maurizi, Ada Sinimberghi e Moreno d’Anastasio, «in questi giorni, stanno invano cercando di interloquire con l’assessore regionale Dino Pepe, chiedendo di essere convocati. Sembra quasi che il problema della sopravvivenza dei centri di ricerca e della tutela dei lavoratori che vi svolgono la loro opera sia una questione irrilevante agli occhi del governo regionale, una seccatura dalla quale è preferibile tenersi a debita distanza».
In difesa del Cotir è intervenuto ieri anche il consigliere regionale Mauro Febbo (FI) annunciando un ricorso alla Corte dei conti. «La Regione dopo tre anni di bugie e promesse chiude il Cotir di Vasto. Il presidente Luciano D’Alfonso e l’assessore regionale Dino Pepe hanno scientificamente voluto e programmato la chiusura del Cotir visto che in questi anni, nonostante gli allarmi e le proposte avanzate da me e condivise in commissione agricoltura, abbiamo assistito inesorabilmente solo alla mancata volontà, di questo governo regionale, nel trovare una soluzione idonea per rilanciare l’ente di ricerca vastese», denuncia Febbo, presidente della commissione vigilanza. «Ci sono delle responsabilità chiaramente riconducibili a questo esecutivo regionale di centrosinistra che non è stato capace, non solo di cercare ma di trovare delle soluzioni concrete come quella dell’attivazione dei bandi del Programma di sviluppo rurale. Perché viene salvaguardato solo il Crab di Avezzano? Durante il mio assessorato, nonostante le tante difficoltà, ho sempre garantito l’apertura dei tre Centri di ricerca attraverso progetti di quel Programma trovando, seppur minime, risorse in un bilancio sicuramente ben peggiore di quello attuale, assicurando l’efficienza della struttura. Oggi, invece», continua Febbo, «registriamo una decadenza della stessa struttura del Cotir con la Regione che non ha garantito neanche il pagamento delle utenze e la minima manutenzione dei beni di proprietà. Una vera e propria vergogna che porterò ancora una volta all’attenzione della Corte dei Conti».
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