Covid, l’allarme della Caritas: 700 famiglie ridotte in povertà

I responsabili della struttura preoccupati: «Nella sola Chieti c’è stato un aumento dell’utenza del 60%» In tanti non si mettono in fila per vergogna, i pacchi alimentari consegnati anche su appuntamento
CHIETI. Mille persone seguite dal centro d’ascolto di via Arcivescovado, di cui 700 ricevono pacchi alimentari dal centro distribuzione di via Arniense. La Caritas raddoppia gli sforzi per stare vicino alle persone in difficoltà, stremate dopo un anno di pandemia. «In tanti vengono da noi a chiedere generi alimentari e pagamenti di bollette», dice il direttore della Caritas, don Luca Corazzari, «la povertà purtroppo è aumentata. Ci vuole fede per poter guardare questo periodo così difficile, senza scoraggiarsi». Secondo i dati raccolti da Stefania Menna, coordinatrice delle strutture Caritas, «c’è stato un aumento del 60% dell’utenza nella sola città di Chieti. E questo, ovviamente, ci ha costretto a uno sforzo economico molto più grande».
PACCHI ALIMENTARI Proprio le tante risorse spese negli ultimi mesi hanno impedito che quest’anno il pacco pasquale fosse più grande dei soliti pacchi alimentari. Attraverso il centro di distribuzione la Caritas segue regolarmente 500 famiglie teatine in difficoltà. Ce ne sono altre 200 che, invece, si rivolgono al centro di distribuzione in maniera saltuaria. Complessivamente sono dunque 700 le famiglie con problemi di povertà. «Vengono e ci chiedono aiuto», dice don Luca, «ma oltre ai pacchi con gli alimenti noi, con i nostri volontari, diamo anche altro. Diamo a chi ci chiede aiuto amore e attenzione. Devo ringraziare per questo soprattutto i volontari che, nonostante la paura del virus, hanno continuato lo stesso a stare vicino a chi è in difficoltà. Sono stati un esempio e, personalmente, mi hanno infuso tanto coraggio. Eppure abbiamo volontari che superano i 60 e i 70 anni e ce n'è anche uno novantenne. Ma, nonostante tutto, nessuno si è tirato indietro. Anzi, sono stati la nostra forza».
AFFITTI E BOLLETTE Il centro di ascolto di via Arcivescovado è lo sportello di prima accoglienza Caritas. Segue un migliaio di persone, anche se poi non tutte fanno ricorso al centro di distribuzione per avere i pacchi alimentari, non perché non hanno bisogno, ma perché provano pudore nel mettersi in fila per avere il proprio pacco. Tanto è vero che la Caritas ha iniziato a dare i pacchi per appuntamento, in modo che le persone non si incontrino. Al centro d’ascolto si va anche per chiedere un sostegno economico quando non si riesce a pagare l’affitto o le bollette. A causa delle difficoltà dovute alla pandemia, nell'ultimo periodo vi si recano, in media, dalle 10 alle 15 persone in più ogni settimana. La Caritas ha attivato anche un servizio di telecompagnia con cinque volontari che telefonano ad anziani o a persone costrette a stare in casa per il Covid. «Depressione, ansia, attacchi di panico sono gli stati d’animo più comuni e non solo tra le persone che hanno contratto il Covid e sono chiuse in casa con il terrore di peggiorare», dice Menna, «le famiglie sono molto spaventate dal virus, temono soprattutto per bambini e anziani. Al momento non si percepisce rabbia, quanto soprattutto un senso di frustrazione e impotenza, ma temo che a lungo andare tutto questo sfocerà anche nella rabbia».
DORMITORIO La Caritas ha riaperto anche il dormitorio di via De Lellis, seppure con soli sei posti, ridotti a causa della necessità di evitare occasioni di contagio da coronavirus. Due settimane fa, inoltre, è stato aperto anche un centro diurno nella sede di via Arcivescovado. Il centro diurno al momento accoglie soltanto le persone ospitate nel dormitorio. Ma l'intenzione è di aprirlo in futuro anche a chi non è ospite del dormitorio. Nella struttura si fanno anche minime attività orientate all’occupazione.
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