Covid, un anno fa il primo morto Caldari ricorda: la vita è cambiata

Il 5 marzo 2020 il caso di Maurizio Mascitti, con lui l’Abruzzo ha conosciuto il dramma del virus La sorella Errica: «In quei giorni tanta solitudine. Adesso è il momento di essere tutti responsabili»
ORTONA . Un anno. Tanto è trascorso da quando l’Abruzzo ha iniziato a conoscere il Covid-19 nella sua forma più aggressiva, con la prima vittima del virus contro il quale a distanza di 365 giorni si continua a lottare. La notte tra il 4 e 5 marzo del 2020 un malore improvviso strappava alla vita Maurizio Mascitti, 58 anni, noto barista di Villa Caldari e autentico punto di riferimento della contrada. Una tragedia che a distanza di qualche giorno si rivelò essere l’inizio di un dramma. L’esito degli accertamenti infatti fugò ogni dubbio: Maurizio era positivo al coronavirus. Dodici mesi dopo, di lutti per Covid a Caldari e Ortona se ne sono susseguiti tanti altri, 53 per l’esattezza. Da quel 5 marzo ad oggi lacrime e dolore hanno segnato una città. «Le nostre vite sono completamente cambiate», afferma Errica Mascitti, una delle sorelle della prima vittima del virus in Abruzzo, che insieme all’altra sorella Tiziana continua a gestire il bar di Caldari, seppur l’attività sia limitata dalle restrizioni imposte dalla zona rossa in cui Ortona si trova. Un’alta fascia di rischio che però, va detto, prevede misure restrittive comunque più soft rispetto a quella che ha vissuto la stessa Caldari la scorsa primavera. «Ad ogni modo qui tutti sono rispettosi delle regole, la nostra contrada non dimentica quanto passato mesi fa», dice Errica. Lei e la sua famiglia non potranno mai cancellare questi mesi bui: «Il peso della morte di mio fratello c’è, inutile negarlo, non ci si abitua mai». Quei giorni, in particolare, sono stati frenetici nella loro drammaticità: «Cosa ricordo più di tutto? La solitudine. Mi sono ritrovata improvvisamente senza più un fratello e con la quarantena da affrontare, in cui sono rimasta per ventisei giorni. Ma il vero dolore l’ho provato quaranta giorni dopo la morte di Maurizio, quando la salma è rientrata ad Ortona a seguito dell’autopsia eseguita all’Istituto Spallanzani di Roma. Vedere quella bara mi ha fatto davvero male».
Oggi Maurizio continua a vivere nei ricordi di chi lo conosceva, nelle foto ed anche in un murale realizzato davanti al suo bar. «Mio fratello è con noi, di lui se ne parla quotidianamente», commenta ancora Errica. «A tutti i clienti, però, ho chiesto di ricordarlo solo nei suoi lati più gioiosi, negli aspetti più belli della vita, perché adesso non ho più lacrime per piangere. Mi sono tatuata anche il suo nome, così come lo chiamavo io, Morris. E sulla “i” ho deciso di disegnare lo stemma della Juventus, essendo noi due grandi tifosi bianconeri. Ecco, quando io vedo quel tatuaggio impresso sulla mia pelle, sorrido, perché penso a lui ed a chi era».
Oggi Caldari è una realtà che prova a ripartire: «Cerchiamo di andare avanti tra mille problemi, ma è innegabile che la zona rossa dei mesi scorsi abbia condizionato molto, anche nell’immagine della contrada», aggiunge Mascitti. Poi un messaggio finale: «Voglio dire che il rispetto delle regole è fondamentale. Troppe volte si continuano ad assistere a situazioni poco appropriate a quanto stiamo vivendo. Le restrizioni non vanno viste come una imposizione, ma in un’ottica di salvaguardia della nostra salute». In attesa di poter voltare definitivamente pagina.
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