Cozzolino a ruota libera conferma tutte le accuse

Omicidi, tentati omicidi, attentati dinamitardi, rapine e sparatorie nel Vastese: il collaboratore di giustizia ascoltato in videoconferenza dal tribunale di Pescara
VASTO. Molti degli ottantuno imputati continuano a respingere le accuse. Ma Lorenzo Cozzolino, 45 anni, il collaboratore di giustizia di Portici (Napoli) che due anni fa alzò il coperchio su dieci anni di criminalità nel Vastese, ieri mattina in videoconferenza da un maxi schermo sistemato in un’aula del palazzo di giustizia di Pescara, ha ripetuto le sue accuse. Si è autoaccusato di due omicidi, ha parlato del suo arrivo in Abruzzo di tentati omicidi, attentati dinamitardi e sparatorie. Ha cominciato a parlare alle 10 ed è andato avanti fino alle 17 con una sola breve pausa alle 13. Ma il suo incredibile racconto proseguirà il 22 giugno. Il 18 giugno saranno ascoltati nell’aula del tribunale di Vasto alcuni testimoni e il 24 giugno in videoconferenza parlerà l’ex moglie di Cozzolino, Italia Belsole.
LA TRASFERTA DEL TRIBUNALE DI VASTO. La vicenda impone la massima sicurezza e discrezione. Nessuno sa dove si trovi attualmente Lorenzo Cozzolino, nè che aspetto o nome abbia. Il collaboratore di giustizia deve essere protetto. Per questo e anche per motivi tecnici la sua audizione è stata fatta in un’aula del tribunale di Pescara. Ad ascoltare Cozzolino ieri è stato il collegio di giudici presieduto da Bruno Giangiacomo, giudici latere Fabrizio Pasquale e Stefania Izzi. Diversi gli avvocati degli 81 indagati accusati da Cozzolino che hanno ascoltato le rivelazioni dell’uomo. Fra loro Alessandro Orlando che assiste 9 indagati, Massimiliano Baccalà, Fiorenzo Cieri.
I PRIMI REATI PER LA CAMORRA. L’adolescenza a Portici, l’appartenenza al clan dei Vollaro, i primi attentati nel 1988, le estorsioni e poi lo sbarco a Gissi. Nel 2002 il commissariato di Portici venne a prenderlo in Abruzzo, due anni dopo fu arrestato nell’operazione “Triangolo” la prima maxi retata nel Vastese che smantellò una centrale di spaccio. Da allora il suo nome comparirà spesso sulla cronaca.
GLI ATTENTATI E LE ALLEANZE. Le rivelazioni di Cozzolino abbracciano un arco di dieci anni e spiegano come la camorra era riuscita a mettere radici nel Chietino per gestire insieme ad alcuni rom il mercato della droga. Chi sgarrava veniva punito. Cozzolino ha parlato di un tentato omicidio a San Salvo e di spari al quartiere San Paolo contro le finestre di un collaboratore e di un altro attentato a Vasto in corso Mazzini. E poi l’attentato in via San Rocco contro un rom. Ma Cozzolino ha parlato anche di attentati incendiari. La coppia Cozzolino-Belsole sarebbe stata a capo di un filone operante lungo la costa Adriatica, nel Medio e Alto Vastese, in Val di Sangro, a Lanciano e a Pescara.
OPERAZIONE TRAMONTO. Una delle retate che lo misero alle strette fu l’operazione Tramonto. L'operazione scattò all’alba dell’11 gennaio 2012 e partì dagli attentati incendiari che a gennaio 2011 presero di mira esponenti politici e forze dell’ordine. L’indagine portò al sequestro di 15 chili di sostanze stupefacenti, una pistola calibro 38 e 45 mila euro in contanti. Le operazioni si concentrarono in particolare sull’asse Pescara-Vasto-Napoli e sulla direttrice Caserta-Campobasso-San Salvo.Ognuno nell’organizzazione aveva un ruolo preciso. Ieri Cozzolino ha ripetuto ai giudici cosa avvenne in quel periodo a Vasto e in Abruzzo. Un lungo, analitico tuffo a ritroso nel passato farcito di rivelazioni scioccanti. E forse i colpi di scena non sono ancora del tutto finiti.
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