Crisi, confermati i 55 esuberi I sindacati: non esce nessuno

SAN SALVO. La dirigenza della Pilkington ha confermato il permanere della crisi e l’intenzione di avviare la procedura che a settembre dovrebbe culminare con 55 licenziamenti. I sindacati hanno...
SAN SALVO. La dirigenza della Pilkington ha confermato il permanere della crisi e l’intenzione di avviare la procedura che a settembre dovrebbe culminare con 55 licenziamenti. I sindacati hanno ribadito che dalla fabbrica di Piana Sant’Angelo non deve essere allontanato nessun lavoratore. «La crisi si può e si deve gestire in altro modo. Da questa fabbrica non deve uscire nessun dipendente», hanno ribadito categorici i rappresentanti provinciali di Cgil, Cisl e Uil e le Rsu di fabbrica al termine dell’ennesimo confronto. L’incontro di ieri mattina non ha portato quindi a un percorso condiviso della crisi. L’azienda resta ferma sulle proprie decisioni e così pure i sindacati.
La fine degli ammortizzatori sociali è un grosso problema che potrebbe essere rimandato qualora la zona non venisse inserita in un'area di crisi e quindi beneficiaria di altri 6 mesi di ammortizzatori. I sindacati hanno chiesto all’azienda di trovare una soluzione per scongiurare 55 licenziamenti. Gli impianti di San Salvo dovrebbero tornare a lavorare a pieno regime ma la crisi mondiale dell'auto non aiuta. Un’altra soluzione potrebbe essere il ritorno nella fabbrica di San Salvo del lavoro andato in Polonia e negli altri stabilimenti esteri del gruppo. I competitor della Pilkington sono tanti. Aziende cinesi ma anche consorelle. I sindacati insistono affinché da quest’ultime vengano attinte risorse produttive. I lavoratori non nascondono di essere molto preoccupati e chiedono ai rappresentanti regionale e anche al sindaco Tiziana Magnacca di interloquire con il ministero per ottenere l’inserimento del territorio nelle aree di crisi. Se ciò avvenisse si potrebbe allontanare di altri 6 mesi lo spauracchio dei licenziamenti. (p.c.)
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