Crisi Honeywell, a rischio anche l’indotto

18 Novembre 2017

Sono circa 220 i lavoratori legati al destino dell’azienda dei turbo. I sindacati: sul tavolo ministeriale anche le loro istanze

ATESSA. Servizi logistici, manutenzione, pulizie, gestione impianti. Sono circa 200 i lavoratori legati al destino della Honeywell, un indotto finora silenzioso ma che sconta, incolpevole, le scelte finanziarie di altri. Per quei lavoratori e quelle famiglie, il futuro, se possibile, è ancora più incerto di quello dei colleghi della multinazionale americana. Lo ha ricordato nel corso dell’assemblea di mercoledì un operaio della Travaglini, azienda di logistica, trasporto e imballaggio. Sono circa 60 i dipendenti che lavorano per Honeywell e a cui è scaduta la cassa integrazione lo scorso 14 novembre. «I nostri tempi sono nulli», ha detto il lavoratore rivolto ai rappresentanti sindacali e al vice presidente della giunta regionale Giovanni Lolli, «non dimenticatevi di noi». «Come Fiom», riferisce il segretario provinciale Davide Labbrozzi, «stiamo già lavorando alla creazione di un tavolo regionale che coinvolga tutto l’indotto Honeywell. L’obiettivo è tenere agganciati quei lavoratori al processo Honeywell e portare anche le loro istanze al tavolo ministeriale. Martedì andremo a ribadire il no alla chiusura dello stabilimento, ma bisogna capire anche se il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda pensa a una possibile riconversione. È chiaro che bisogna contrattare inizialmente un periodo di ammortizzatori sociali». Per Primiano Biscotti (Fim-Cisl) quello che inizia il 21 sarà «un percorso lungo, con esiti incerti e per nulla scontati. Non vogliamo che si creino false aspettative», prosegue, «tutto è ancora da costruire e sappiamo bene che questo percorso coinvolge necessariamente anche l’indotto e inoltre dobbiamo trovare una soluzione per superare il 2 aprile: sembra lontano, ma è dietro l’angolo». Ma per Achille Di Sciullo (Uilm-Uil) il problema dell’indotto Honeywell «non nasce oggi. Come Uilm lo ripetiamo dal 2006», rimarca, «quando aziende come Combi e Metalpresse decisero di delocalizzare in Romania. In 10 anni abbiamo perso 500 posti di lavoro. All’epoca qualcuno che oggi si erge a salvatore della patria si mise a ridere, ma la stessa proprietà della Metalpresse disse che di lì a dieci anni la Honeywell avrebbe avuto un problema. La politica dov’era allora? Non siamo Cassandre ma era facile prevedere cosa sarebbe successo, alcune cose si sapevano da tanto. La politica deve smetterla di giocare in difesa e arrivare solo quando chiudono gli stabilimenti».
E intanto proseguono gli interventi sul dramma che sta investendo 420 dipendenti della fabbrica dei turbo. «Questa vicenda», dice il Partito comunista dei lavoratori, «ci insegna che bisogna creare una struttura politica e sociale che tramite la realizzazione di un ordinamento socialista, traghetti la società italiana verso una dimensione anticapitalista ed internazionalista». «Stigmatizzo il comportamento delle multinazionali che pensano solo al profitto», scrive il vescovo di Pescara, Tommaso Valentinetti, «mi auguro che le autorità competenti intervengano, che ci sia un sussulto di civiltà, perché svendere il lavoro e la dignità del lavoro è un fatto molto grave». «La Honeywell ha ricevuto dalla Slovacchia 20 milioni di euro, ecco le motivazioni della delocalizzazione», sostengono Marco Fars, segretario regionale Prc-Se, e Carmine Tomeo, responsabile lavoro regionale Prc-Se che snocciolano altre cifre sugli aiuti economici di cui la Honeywell ha beneficiato in Italia: «Oltre 4,5 miliardi di lire nel 1999 grazie ai benefici della legge 64 del 1986; una serie di finanziamenti con la legge 488, per un ammontare complessivo di circa 4,5 milioni di euro; 1,8 milioni di euro per credito d’imposta sfruttando la legge 388; qualcosa come un miliardo di euro di esenzioni fiscali, beneficiate dal 1992 al 2002». Solidarietà ai lavoratori Honeywell viene espressa dalle segreterie provinciali Fiom e Cgil, Filctem Cgil e da Sinistra Italiana, attraverso il deputato Paglia, del consigliere regionale Bracco e di Alfonso Di Tullio.
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