Crisi idrica, l’Aca: arrivano cinque autobotti

25 Luglio 2024

Ma le proteste non si fermano, Chieti Viva attacca: «La Regione scarica le responsabilità sui Comuni»

CHIETI. Sono cinque le autobotti che l’Azienda comprensoriale acquedottistica (Aca) ha assicurato di poter mettere a disposizione dei comuni di propria competenza. Lo hanno reso noto i responsabili di Aca convocati martedì scorso dal prefetto Mario Della Cioppa alla riunione sulla crisi idrica in provincia. Al tavolo, sia Aca che Sasi, i due gestori idrici della provincia, hanno assicurato il massimo sforzo con un’operatività di sette giorni su sette, 24 ore su 24, dei propri call center, a cui i cittadini dovranno rivolgersi in caso di criticità.
Nel frattempo in città continuano lamentele e proteste. Il consigliere comunale Giampiero Riccardo (Chieti Viva) punta il dito contro la Regione. «Nella grave situazione di emergenza idrica che attanaglia la città di Chieti, ci troviamo di fronte a un quadro desolante: la Regione Abruzzo, invece di assumersi le proprie responsabilità», attacca il consigliere, «si limita a scaricare il peso della crisi sulle spalle dei Comuni e dei sindaci. Questo comportamento dimostra non solo una mancanza di iniziativa, ma anche un disinteresse totale nei confronti delle difficoltà che i nostri territori stanno affrontando. L’Aca, azienda gestita da Ersi Abruzzo (Ente regionale per il servizio Idrico), si trova in una situazione di sostanziale abbandono, completamente in balia di una Regione incapace di prendere decisioni tempestive e risolutive. Durante il periodo invernale, che avrebbe dovuto essere un momento cruciale per prepararsi a eventuali emergenze estive, la Regione non ha adottato provvedimenti significativi per mitigare i disagi che in questo momento stanno colpendo le famiglie abruzzesi. Invece, ci troviamo a fronteggiare una serie di proclami e annunci di interventi che, di fatto, non si traducono in azioni concrete. Le soluzioni temporanee, come le autobotti, non bastano a risolvere la questione. Questi interventi, lungi dall’essere una risposta adeguata all'emergenza, si configurano piuttosto come un palliativo, che non tiene conto della gravità della situazione», conclude Riccardo. (a.i.)
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