Crisi Sevel, persi 40mila furgoni Ora parte il piano per la ripresa

La carenza dei semiconduttori pesa sui risultati del colosso del gruppo Stellantis: 600 precari a casa La Fim-Cisl: «Turni ridotti da 18 a 15, ma investimenti positivi per i veicoli commerciali Opel e Vauxall»
ATESSA. La carenza di semiconduttori e di materiali di fornitura ha impattato pesantemente sulla produzione Stellantis del primo trimestre 2022 e in particolar modo sugli stabilimenti di Melfi e Sevel che rispettivamente hanno perso, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, -22,4% e -30,4%. Lo riferisce la Fim-Cisl per voce del segretario nazionale Ferdinando Uliano che ha fotografato l’andamento produttivo della quarta casa automobilistica del mondo. E per uno stabilimento da record, quale è sempre stato quello di Sevel da oltre 40 anni, si tratta di dati sconcertanti. La produzione di veicoli commerciali nei primi tre mesi del nuovo anno ha raggiunto quota 56.690 veicoli, con un risultato negativo rispetto al 2021 del - 30,4% dove si erano prodotti 81.480 furgoni. Sono numeri paragonabili al periodo Covid del 2020. Nel 2021, rispetto alle stime di maggio 2021 (quando erano partiti i 18 turni) si sono persi circa 40.000 furgoni per la mancanza di semiconduttori. E la situazione ha creato pesanti conseguenze sull’occupazione.
«L’azienda unilateralmente ha ridotto i turni da 18 a 15», riferisce Uliano, «con un contraccolpo occupazionale di oltre 1000 lavoratori: circa 600 sono i lavoratori in somministrazione a cui l’azienda ha interrotto il lavoro e a questi vanno aggiunti i cassintegrati infragruppo che erano in trasferta». Finora sono saltati a causa della mancanza di semiconduttori ben 33 turni. «Nel mese scorso si era valutata la possibilità di partire con un incremento di turni», rimarca il segretario Fim, «ma per il shortage dei componenti la direzione aziendale ha rinviato la decisione. Abbiamo valutato positivamente la partenza nel mese di ottobre 2021 della produzione dei veicoli commerciali Opel e Vauxall, nello stesso tempo pensiamo che oltre al Ducato elettrico si debba investire e sviluppare le motorizzazioni ad idrogeno. La copertura di questa tipologia di produzione consentirà allo stabilimento di Val di Sangro di continuare ad avere la leadership nel settore».
Per il sindacato è significativo il fatto che nel Piano Stellantis sia stata costituita un’area specifica di business dei veicoli commerciali: «Questo», prosegue Uliano, «consentirà ancora di più al gruppo di investire ed affermarsi in termini di volumi». Resta aperta la questione Polonia. Fim chiede garanzie che «la produzione del nuovo stabilimento polacco sia aggiuntiva e non sostitutiva di quella italiana. In linea con gli impegni di rafforzamento di Sevel», conclude il segretario nazionale, «è necessario che Stellantis stabilizzi i lavoratori a tempo indeterminato con una soluzione positiva per i lavoratori in somministrazione ancora in forza in azienda (circa 280), e assuma l’impegno a recuperare in via prioritaria gli oltre 650 a cui è stato interrotto il contratto nel corso del 2021. Alla ripartenza dei volumi questa è una questione non rinviabile».

