«Cromosomi capricciosi ma io sono la più forte»

19 Maggio 2019

Simona Petaccia, paladina dei diritti dei disabili, si racconta: grazie ai miei genitori cerco sempre nuove sfide. Una ragazza mi disse “muoviti” e diventammo amiche

CHIETI. «La disabilità è una condizione. Punto. E ho sempre trovato terribile ogni forma di pietismo o di esagerata ammirazione per “quello che riesci a fare”, nonostante tutto». La premessa di Simona Petaccia è di quelle che, magari, possono prendere in contropiede l’interlocutore ma chi la conosce può comprenderne in pieno il significato. Sì, perché il “nonostante tutto” di Simona significa vivere da sempre su una sedia a rotelle, rifiutando, appunto, ogni sorta di commiserazione e lanciando puntualmente nuove sfide. Verso se stessa e verso il mondo che la circonda. «Merito soprattutto dei miei genitori, Elisabetta ed Elio. Sono la più piccola di tre sorelle e, quando sono nata, con i miei “cromosomi capricciosi”, invece di accettare passivamente questa “disgrazia”, hanno subito pensato a come valorizzare i miei limiti e le mie eventuali potenzialità. Eravamo nei primi anni Settanta e questo atteggiamento, di fiducia e lungimiranza, non era magari abituale». No, forse non lo era.
«DAI, MUOVITI». «Qualche difficoltà alle scuole elementari dove è più facile notare e, purtroppo, far notare una diversità, decisamente meglio alle medie. Una volta, durante un compito di matematica, Giusy, la mia compagna di banco, mi apostrofò con un “dai, muoviti” che non dimenticherò mai. Mi aveva trattato bruscamente, come ci si può rivolgere a qualsiasi altra ragazza che sta colpevolmente indugiando. La sedia a rotelle non esisteva più. Diventammo grandi amiche. Lo siamo ancora». Diploma magistrale, poi una laurea a pieni voti in lingue e letterature straniere. «Con una tesi, battuta da me su una macchina da scrivere, relativa all’uso dello pseudonimo maschile nella letteratura inglese e spagnola. Pseudonimo usato spesso, dalle scrittrici di un tempo, per superare eventuali pregiudizi nei confronti delle donne da parte del lettore». La vita di Simona, quella di tutte le ragazze della sua età, tra viaggi, discoteca e le uscite con le amiche. «Tutti attenti a non far pesare la tua condizione, io a pormi in maniera che la stessa non potesse mai rappresentare un ostacolo, sotto ogni punto di vista. Ho avuto esperienze di telelavoro e qualche incarico a tempo determinato a livello di pubbliche amministrazioni facendo anche parte dello staff del sindaco Francesco Ricci, persona che stimo molto come Giampiero Perrotti il quale mi fece scrivere un numero imprecisato di volte il mio primo articolo come collaboratrice di un giornale. Beh, venivo dalla tesi di laurea e, in effetti, ero un po’ prolissa».
DIRITTI DIRETTI. Poi, il computer. Un compagno inseparabile con il quale, tra l’altro, continua ad organizzare viaggi. «Una grande risorsa per tutti, ma che non deve però diventare una sorta di baby-sitter. A tal proposito, ho sempre pensato a un festival dedicato ai giochi di strada di una volta. Quelli che i bambini di oggi nemmeno conoscono». Intanto l’impegno di Simona si è da tempo concretizzato nella nascita dell’associazione Diritti Diretti. «Una onlus impegnata a progettare e comunicare il turismo accessibile facendo comprendere come una progettazione universale porti qualità e sviluppo socio-economico per l’intera comunità e la stessa imprenditoria. Non semplice solidarietà verso i disabili oppure mero controllo dell’adempimento di un obbligo di legge, occorre invece favorire il processo che conduce verso città accoglienti per cittadini e turisti, indipendentemente da età, condizioni di salute, scelte particolari, intolleranze alimentari e altro ancora».
FASCINO A ROTELLE. Pubblicazioni, partecipazione a convegni, borse di studio e riconoscimenti vari tra cui una medaglia del presidente della Repubblica, nel maggio dello scorso anno è il momento della singolare e simpatica esperienza di “Fascino a rotelle”. «Una commedia teatrale ispirata alla mia storia, scritta e diretta dall’amico Dario Scarpati, attore e regista, che è andata in scena a Palermo proprio nell’ambito degli eventi organizzati per il decimo anniversario di Diritti Diretti e racconta la vita di una donna disabile la quale, con astuzia e sex-appeal, riesce puntualmente ad ottenere ciò che vuole dal marito». Spazzando via l’immagine che propone i disabili come persone da compatire oppure single non per propria scelta. «Proprio così. Il più delle volte le persone con disabilità vedono infatti puntualmente scambiare i propri partner per familiari o badanti ed è anche attraverso l’ironia, che caratterizza la commedia, che si può arrivare al superamento, dandola per scontata, dell’idea di integrazione».
UN PROGETTO DI CITTÀ. Tra i tanti motivi di soddisfazione, la partecipazione a un importante convegno sul turismo accessibile a Matera e la collaborazione prestata recentemente nel progetto relativo alla realizzazione della nuova Casa dello studente a Teramo, si può infine arrivare al rapporto vissuto da Simona con la propria città. «Occorrono delle scelte ben precise. In centro storico, uffici, scuole e negozi con proposte diverse da quelle della grande distribuzione, nella parte a valle attività produttive e commerciali, ipermercati compresi. Distinzione netta, il modello ibrido non funziona. Per quanto mi riguarda, dopo aver rifiutato candidature in diversi schieramenti politici sto ricevendo attenzione solo negli ultimi anni e per delle attività che ho peraltro svolto lontano da Chieti. Ma questo, in fondo, è capitato anche a tante altre persone. Non è così?». Sì, è così.
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