Cuccurullo deve risarcire 144mila euro all’università

L’ex rettore condannato dalla Corte dei conti per l’affidamento senza gara del bar I giudici: «Condotta illegittima, causato un danno patrimoniale alla d’Annunzio»
CHIETI. L’ex rettore dell’università d’Annunzio Franco Cuccurullo, 76 anni, è stato condannato dalla Corte dei conti a ridare all’ateneo 144.821 euro per aver affidato un servizio senza gara. L’affidamento diretto ha riguardato il bar della sede universitaria pescarese di viale Pindaro.
LA DENUNCIA DI DEL VECCHIO. Il caso arriva all’attenzione della Corte dei conti grazie all’ex direttore generale dell’ateneo Filippo Del Vecchio. Il 3 luglio 2015 Del Vecchio invia una denuncia alla magistratura contabile, la Procura della Corte dei conti si mette in moto e chiede la condanna dell’ex rettore. La prima sentenza del 14 dicembre del 2016 scagiona, però, Cuccurullo, difeso dall’avvocato Gioia Vaccari, da ogni responsabilità. Ma la Procura non ci sta e il 10 gennaio 2017 impugna la sentenza del 2016. Arriviamo così alla sentenza depositata lo scorso 30 ottobre a firma dei giudici Luciano Calamaro (presidente), Piero Carlo Floreani, Antonio Buccarelli, Domenico Guzzi e Ilaria Annamaria Chesta, che ribalta il primo giudizio e condanna l’ex rettore a risarcire l’università.
IL BAR AFFIDATO SENZA GARA. È il 13 febbraio 2012 quando Cuccurullo firma l’atto con cui dà in concessione il bar alla ditta che dal 2004 gestiva il punto di ristoro nel polo didattico di via Tirino, a Pescara. Non c’è gara, l’affidamento è diretto, a fronte di un versamento all’università di 6.180 euro all’anno. Il 31 maggio del 2012 Cuccurullo si dimette da rettore. Gli succede Carmine Di Ilio che conferma direttore Del Vecchio, scelto il precedenza da Cuccurullo. Nel 2015 l’università disdice il contratto di gestione con la ditta e avvia una procedura di evidenza pubblica per l’affidamento del servizio bar, che viene aggiudicato il 31 marzo 2015 a un’altra ditta, con un’offerta economica pari a un canone di 131mila euro all’anno. Nella differenza tra il canone annuo di 6.180 euro della ditta che ha avuto il servizio senza gara e quello di 131mila euro della ditta che lo ha ottenuto con la procedura di evidenza pubblica sta il danno erariale ai danni dell’università d’Annunzio. Per la sentenza del 2016, però, Cuccurullo non ne aveva colpa, per quella d’appello, invece, la responsabilità è sua e la colpa è definita «grave».
LE RAGIONI DELL’EX RETTORE. Assistito sempre dalla Vaccari, Cuccurullo ha cercato di far valere le sue ragioni in giudizio. Iniziando, innanzitutto, dal rimarcare che non avrebbe potuto approfittare della sua decisione di affidare il bar senza gara, visto che tre mesi dopo si è dimesso da rettore. L’ex rettore ha anche sottolineato che non si poteva conoscere l’effettiva potenzialità di guadagno del nuovo bar e che, a suo modo di vedere, si trattava di una prosecuzione di un accordo già in essere con la ditta che aveva assicurato anche una riduzione tariffaria del 40% all’utenza.
LA CONDANNA. Ma per la Corte non si è trattato di un semplice atto confermativo di patti già stabiliti con la ditta che gestiva l’altro punto di ristoro, si è trattato, invece, di un «nuovo contratto», si legge nel dispositivo della sentenza, «sottoscritto su iniziativa del Cuccurullo, concernente un diverso punto di ristoro, non configurandosi quale mera proroga del precedente, che aveva a oggetto un diverso locale, posto presso la sede di via Tirino». La Corte, inoltre, censura la determinazione del canone, «avvenuta», scrive, «in totale assenza di qualsivoglia valutazione in ordine alla redditività complessiva della porzione di immobile concessa in uso ai fini della realizzazione del punto ristoro». E se è vero che lo spazio concesso è molto piccolo, come sottolinea la difesa, la Corte tiene conto anche del fatto che la sede di viale Pindaro è frequentata da circa 10mila studenti, oltre i docenti e il personale.
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