Cuccurullo dice addio alla D’Annunzio

7 Aprile 2016

Con una lettera di poche righe a Di Ilio lascia la Fondazione. Non sarà lui il presidente dell’ambizioso progetto Unidav

CHIETI. I nemici non si aiutano. Si sorprendono, spiazzano e anticipano. Franco Cuccurullo si è dimesso. Esce di scena, lascia la Fondazione D’Annunzio. Poche righe perentorie, nulla di più, hanno l’effetto di una frustata, anzi di un colpo di bazooka nel ventre del rettore Carmine Di Ilio. Non sono le mille punture di zanzara con cui qualcuno pensa di ammazzare un elefante. Né si tratta di una fuga per paura.

«Comunico le mie dimissioni irrevocabili dalla Fondazione D’Annunzio», ha scritto Cuccurullo nella lettera riservata e personale fatta recapitare ieri pomeriggio a Di Ilio. Che non ha battuto ciglio. Né ha alzato la cornetta. Avrà gioito, chissà, prima però di far mente locale e capire i veri effetti di questa clamorosa uscita di scena. Azzeccata nei tempi e nella forma.

L’imprevedibilità spiazza tutti, anche un esercito può perdere la guerra se l’avversario sa strambare come solo De Angelis sapeva fare su Luna Rossa. Un paio di numeri fanno capire lo spessore di Cuccurullo che arrivò a Chieti da Bologna nel 1980 ed ha saputo creare, dal nulla, uno dei campus più belli d’Italia. Per 13 anni e mezzo è stato rettore dell’Unich aprendo l’Ateneo all’area metropolitana, arricchendolo di contenitori e contenuti. Quindi, per altri 13 anni, ha guidato la Fondazione D’Annunzio, potente braccio operativo che ha permesso di gestire il fior fiore degli appalti. Lasciamo stare gli incarichi nazionali e torniamo a Chieti e a quelle poche righe dall’effetto devastante.

Solo in apparenza vogliono significare che l’ex rettore Cuccurullo, papà (diciamo tradito) dal figlioccio accademico Di Ilio, ha scelto di vivere una vita normale e soprattutto tranquilla. Né si può dire che sia un’uscita di sicurezza di siloniana memoria. Non è una fuga da Alcatraz. In realtà chi conosce bene l’ex rettore sa che la sua è stata una scelta coerente. Lui ha deciso di non rilasciare alcuna dichiarazione. Ma siamo certi che alla domanda “perché si è dimesso?” risponderebbe così: perché ai nemici non si regala nulla. Ed era proprio un regalo quello che Cuccurullo si accingeva a fare.

Un regalo a chi finora lo ha denunciato e citato per danni, combattuto senza alcuno sconto, manco avesse davanti un terrorista dell’Isis pronto a bombardare l’università che egli stesso ha creato. Ed era un regalo anche il ruolo di presidente della Fondazione portato avanti a titolo squisitamente gratuito. Solo per il piacere di veder crescere il proprio Ateneo e non per gettare sabbia negli ingranaggi del motore. Le dimissioni sorprendenti di Cuccurullo pongono però un problema serio a Di Ilio e al suo braccio destro Filippo del Vecchio, direttore generale dell’Università di Chieti e Pescara. Quella lettera laconica infatti mette un macigno sul percorso della nuova Unidav, che non è più l’università telematica con sede nella piazzetta di Torrevecchia Teatina, “costoletta” più che emanazione consistente dell’Unich, con il suo rettore Fabio Capani ed i suo iscritti virtuali più che reali. No, l’Unidav ha inglobato un’istituzione di Malta e vuole spiccare il volo, dalla piazzetta del paese alle porte di Chieti, con ambizioni e valenza internazionali. E con un Cda da creare entro l’estate. Un consiglio d’amministrazione con 15 membri, nove dei quali sono scelti dalla potente istituzione maltese. Ma i tempi sono strettissmi.

Il Cda per di più deve nominare il nuovo rettore e il direttore generale perché così prevede la legge Gelmini che vieta la gemmazione di atenei, sepur virtuali, da una Università madre e impone la creazione di entità totalmente autonome con propri iscritti e organismi di governo. Arriviamo al dunque. A presiedere quel Cda, per norma statutaria, doveva essere il presidente della Fondazione D’Annunzio. Ovvero Cuccurullo che non fa più regali ma si è dimesso con tempismo ed eleganza di schermidore. Perché tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare dove poter strambare per lasciarsi alle spalle i nemici a bocca aperta.