Cucina chiusa all’ospedale San Pio, c’è la raccolta firme

30 Novembre 2019

Vasto. Il Comitato distribuisce anche i pasti davanti al presidio La Lega contro il manager Asl: «Inopportuno il tuo tweet»

VASTO . Sanità in affanno: la città scende nuovamente in piazza. Questa sera, dalle 17 alle 20, in piazza Diomede, verrà allestito uno stand per la raccolta di firme organizzata dal comitato civico L’Arcobaleno. «Vasto ha diritto a un ospedale in grado di assistere decentemente i pazienti del territorio», dice l’avvocato Angela Pennetta, coordinatrice del comitato. «L’assistenza ospedaliera include i pasti. La cucina del San Pio va riaperta. La speranza è che tutti, a prescindere dal colore politico, capiscano l’importanza di essere uniti per ottenere quello che spetta di diritto a questa città».
La raccolta di firme sarà inviata al ministero della Salute e alla Regione. Contestualmente il comitato civico sta organizzando una distribuzione di pasti davanti all’ospedale. A fare infuriare i vastesi sono state le esternazioni del direttore aziendale Thomas Schael su twitter. «La cucina del San Pio non sarà riaperta», ha scritto. Secondo il sindaco Francesco Menna, la dichiarazione è frutto di un momento di nervosismo dovuto alla situazione trovata. «Schael va aiutato, è stato lasciato solo dalla Regione», è l’opinione di Menna. Non la pensa così il consigliere regionale del M5S, Pietro Smargiassi, che ha bacchettato il dirigente invitandolo a riaprire la cucina.
Intervengono anche i consiglieri comunali della Lega. «Il tweet del nuovo direttore generale Asl», dicono Alessandra Cappa e Davide D’Alessandro, «non ci è piaciuto affatto. Lo abbiamo trovato improprio, errato e dal tono eccessivo, un tono che non si addice a chi è chiamato a svolgere un ruolo alquanto delicato. Partecipando all’ultima conferenza stampa del Comitato a difesa dell’ospedale San Pio, avevamo invitato coloro che hanno responsabilità ad agire con un duplice obiettivo: non aizzare chi vive perennemente in stato emozionale, compulsivo e strumentale e dare risposte concrete per far sì che l’ospedale torni a ri-vivere. Ci sono stati i primi atti (arrivo di nuovi medici, anestesisti, Tac a 128 strati, posti letto a cardiologia) e a questo plaudiamo. Affrontare il tema della cucina e dei pasti con un tweet sbrigativo è fuori luogo. Se l’ospedale torna a rivivere», concludono i due consiglieri leghisti, «evidentemente ha bisogno anche di una propria cucina. Comunque, se ne discuta e si decida nelle sedi appropriate, non sui social».
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