Cucina chiusa, la Asl studia alternative

27 Novembre 2019

Sopralluogo del manager Schael nei locali: si cercano strutture nelle vicinanze che preparino almeno 300 pasti a giorno

VASTO. Emergenza cucina all’ospedale San Pio. Il manager della Asl provinciale, Thomas Schael, cerca con urgenza una soluzione e chiede la collaborazione del sindaco, Francesco Menna. A distanza di una settimana dalla chiusura della cucina del San Pio decisa dai carabinieri del Nas per carenze igieniche, i disagi crescono contestualmente alle proteste dei pazienti. In tanti rimandano indietro la pasta scotta che arriva da Lanciano. Ieri a rifiutare il cibo sono state diverse puerpere ricoverate in Ostetricia. Il manager della Asl ha compiuto un sopralluogo nei locali chiusi per cercare una soluzione, tamponare l’emergenza e limitare i disagi per i ricoverati. Schael, accompagnato da alcuni dirigenti dell’azienda sanitaria, ha verificato lo stato dei luoghi.
«Il direttore aziendale», annota la Asl, «sta cercando di individuare un sistema alternativo che permetta temporaneamente la preparazione di primi piatti sul posto o poco lontano. La strada che si vuole percorrere», prosegue la nota «è trovare una cucina attrezzata, a norma, che possa fare fronte a 300 pasti al giorno in media, almeno limitatamente a minestrine e primi piatti che soffrono particolarmente del tempo lungo che intercorre tra la cottura a Lanciano e la distribuzione ai ricoverati di Vasto».
Dopo aver compiuto diverse verifiche, Schael ha chiesto la collaborazione del sindaco di Vasto, Francesco Menna, nella ricerca della soluzione alternativa. Trovare una cucina non lontana dal presidio ospedaliero, eviterebbe il trasporto dai centri di cottura più distanti. Il primo cittadino ha raccolto l’invito del manager e ha assicurato che verificherà a stretto giro la praticabilità di un percorso già individuato. Una risposta, dunque, è attesa a breve. «Per il manager», spiega la Asl con una nota, «l’emergenza che si è creata non può essere fronteggiata con soluzioni che pregiudichino la qualità del vitto. È ben chiara alla direzione generale della Asl, dunque, la necessità di percorrere altre strade e ritiene di doverlo fare in fretta».
La spesa necessaria per gli adeguamenti strutturali della cucina e per consentirne la riapertura, è stata stimata in circa 500mila euro, una previsione che si abbatte come una scure sui conti della Asl, in perdita per 33 milioni di euro. «La chiusura della cucina rappresenta un danno evidente», ha sottolineato Schael. «I pazienti pagano sotto il profilo della qualità e l’azienda in termini economici. Sono impegnato con il sindaco, che ringrazio per la disponibilità e l’impegno mostrati, nella ricerca di una soluzione alternativa. Sono fiducioso sulla possibilità di arrivare presto a una soluzione».
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