Cultura in lutto, addio a Giancristofaro

Il decesso in ospedale a 84 anni. Aveva avuto un malore lo scorso 6 giugno, nella serata di festa per il suo compleanno
LANCIANO. La formazione dei giovani, le battaglie ambientaliste, lo studio delle tradizioni e del folklore abruzzese. È l'immensa eredità che lascia Emiliano Giancristofaro, morto ieri mattina, all'età di 84 anni. Professore, storico, etnologo, saggista e giornalista, Giancristofaro lascia un vuoto profondo nel mondo culturale abruzzese.
LA SCOMPARSASi è spento alle 10 all'ospedale di Lanciano, dove era ricoverato dalla settimana scorsa. La sera del 6 giugno, giorno del suo 84° compleanno, era stato colpito da ictus. Da due giorni appena era tornato a casa dopo un periodo di convalescenza. La giornata di festa passata insieme a moglie, figli e nipoti, ricevendo anche le telefonate dei numerosi amici, e poi la sera un nuovo malore, da cui purtroppo non si è più ripreso. «Si è goduto il compleanno con la famiglia», si consola il figlio Enrico, giornalista. L'ultimo saluto al professore, che lascia anche la moglie Lucia e la figlia Lia, docente di Antropologia all’Università D’Annunzio di Chieti, sarà oggi, alle 17, nella chiesa di Sant'Antonio. «Papà non ha voluto manifesti prima del funerale», spiega l'assenza del necrologio il figlio Enrico, «è stato originale fino alla fine».
PROFESSORE E ATTIVISTAEmiliano Giancristofaro ha formato generazioni di giovani insegnando storia e filosofia nei licei e Storia delle tradizioni popolari all'università di Chieti. È stato nel direttivo della Deputazione abruzzese di Storia patria che lo scorso aprile, riunita a Lanciano, gli ha tributato un riconoscimento come “benemerito esponente della cultura abruzzese”. Caporedattore della Rivista Abruzzese, che ha poi diretto da 1963 al 2000. È stato il primo direttore responsabile di Telemax e ha collaborato ai programmi Rai della terza rete. Socio di Italia Nostra dal 1963, fondò la prima sezione abruzzese a Lanciano nel 1967, divenendo presidente regionale dal 2004 al 2009. A lui si devono importanti battaglie, come quella in difesa del Parco nazionale d’Abruzzo, ma anche il vincolo naturalistico che tutela la Lecceta di Torino di Sangro e quello architettonico che ha salvato Villa Marciani a Lanciano. Insieme ad intellettuali locali, condusse l'opposizione popolare all'insediamento dell'industria petrolchimica in Val di Sangro e la battaglia per la salvaguardia dell'abbazia di San Giovanni in Venere a Fossacesia e della Costa dei trabocchi.
STUDIOSO E SCRITTOREProfondo conoscitore e studioso del folklore d'Abruzzo, dai suoi studi ha tratto una ricca produzione letteraria: da “Totemajje”, viaggio nella cultura popolare abruzzese, a “Staccia setaccio”, libro di favole tradotte dalle raccolte dialettali, a “Cara moglia”, storie e lettere a casa di emigranti abruzzesi. Ha collaborato con la rivista di etnologia Lares e, tra il 1972 e il 1994, è stato direttore editoriale della casa editrice Rocco Carabba, acquistando il marchio dopo il fallimento insieme a Mimì Barbati e promuovendone la rinascita. Ha donato la sua raccolta di materiale audiovisivo sulle credenze popolari abruzzesi alla biblioteca comunale di Lanciano. Ha curato, con Ireneo Bellotta, gli Scritti rari di Alfonso Maria Di Nola. Nel 2005 la sua attività di studioso è stata premiata dalla Camera di commercio di Chieti con il riconoscimento speciale per “Fedeltà al lavoro e al progresso”, insieme a Sergio Marchionne (Fiat) e Renato Rossi (Sixty). «Piangiamo tutti la scomparsa del professor Emiliano Giancristofaro», dice il sindaco Filippo Paolini, «ha donato molto, culturalmente e umanamente, a Lanciano».
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