Cuoco sparito, si cerca il telefono È mistero sul cadavere nel bosco

15 Settembre 2024

Continuano le indagini sulla scomparsa di Francesco Marchesani, 41 anni: da lunedì 9 non è stato più visto La prefettura di Livorno sospende le ricerche. Dai familiari nessun aiuto sul riconoscimento di una salma

VASTO. La sparizione all'Isola d'Elba di Francesco Marchesani, 41 anni, aiuto cuoco originario di Vasto, resta avvolta dal mistero. I resti martoriati del cadavere ritrovato dietro la cappella della Madonna della Neve, a Lacona, in località Buca di Bomba, non è affatto certo che siano i suoi. L'autopsia che sarà eseguita martedì e l'esame del Dna insieme alle impronte digitali aiuteranno a fare chiarezza. Intanto però le ricerche di Francesco sono state sospese. La Procura di Livorno è al lavoro per chiarire la vicenda. Tutto è cominciato con la scomparsa di Marchesani che, all'improvviso e senza alcun preavviso, non è tornato nell'hotel in cui lavorava e risiedeva. Gli investigatori indagano sulla vita del 41enne e continuano a cercare il suo cellulare: il telefonino potrebbe raccontare molte cose.
IL RICORDOA Vasto gli amici continuano a sperare che Francesco Marchesani sia ancora vivo. Lo stesso il sindaco di Vasto, Francesco Menna. «Da sindaco», ricorda il primo cittadino, «ero diventato amico del papà di Francesco. Ai tempi del liceo conoscevo bene la sorella Valeria. Lui era più piccolo. Sono tutte bravissime e belle persone. Francesco è sicuramente un ragazzo buono e generoso, amato da tutti per la sua umiltà e spontaneità. Sono convinto», dice Menna, «che questa storia che sta angosciando tante persone avrà un lieto fine e rivedremo presto Francesco a Vasto». Particolarmente affranto e costernato è l'avvocato Francesco Tascione, storico amico e legale di Francesco Marchesani. L'amico con cui il 41enne continuava a sentirsi ed era in costante contatto nonostante la distanza. «Eravamo legati», dice l'avvocato Tascione senza riuscire a nascondere la propria commozione, «da un'amicizia e un affetto sinceri sin da piccoli. Francesco era una persona spontanea, solare, molto generoso e altruista. Alcune volte anche eccessivamente. Mai animato da secondi fini. Era una persona buona. Era curioso. Amava viaggiare con una spiccata tendenza a cimentarsi in sempre nuove esperienze, sia lavorative che di vita. Ora attendiamo gli esiti dell'autopsia e dell'esame del Dna per avere riscontri effettivi circa l'identità del cadavere ritrovato». Il carattere buono e generoso di Marchesani è sottolineato anche da Giuseppe La Rana, direttore di AssoVasto: «Mi piace», dice La Rana, «ricordarlo per la sua spiccata e pacata riservatezza. Viveva riscoprendosi, rigenerandosi e reinventandosi continuamente. È sempre stato una persona buona».
SOSPESE LE RICERCHEIn attesa che si chiarisca a chi appartenga il corpo ritrovato, la prefettura di Livorno ha disposto la sospensione temporanea delle ricerche di Francesco Marchesani. La Procura ha secretato le indagini e procede nell'escussione dei testimoni. Sequestrati gli oggetti che appartenevano al 41enne dalla stanza in cui alloggiava e dormiva. Francesco Marchesani ha lasciato tutto quello che aveva in quella stanza. Manca una sola cosa: il cellulare, e ciò alimenta molti interrogativi.
LE DOMANDE SENZA RISPOSTA
Chi ha portato via il cellulare a Francesco e perché? Ma soprattutto perché il 6 settembre Francesco non è più tornato al lavoro e non ha più risposto al cellulare? L'ultimo avvistamento del 41enne risale al 9 settembre. Che cosa ha fatto per tre giorni il cuoco? La corporatura del cadavere potrebbe essere compatibile con quella del 41enne scomparso, ma anche la data della morte, il 9 settembre. Quella data coinciderebbe con quello che è stato ritenuto l’avvistamento-chiave fatto da un ciclista nell’entroterra iaconese: un incontro di pochi istanti che Marchesani avrebbe avuto con l'uomo di passaggio a cui avrebbe chiesto dell’acqua prima di allontanarsi e far perdere definitivamente le proprie tracce. Al momento non si conosce la causa della morte di cadavere ancora ignoto. Per il medico legale è stato possibile appurare la mancanza di segnali distintivi di una morte violenta. Lo stesso perito ha rimarcato che su questo elemento è doveroso procedere con tutte le cautele del caso, in quanto lo stato di decomposizione del corpo non ha permesso di averne ancora la totale certezza.
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