10 maggio

Oggi, ma nel 1799, ad Altamura, in provincia di Bari, nel largo di San Domenico, all’esterno di porta Matera, veniva assassinato dalle forze sanfediste del cardinale Fabrizio Ruffo, che avevano preso possesso della città, Giovanni Firrao, originario della confinante Matera, di 21 anni, per le sue idee repubblicane e per il taglio di capelli “alla giacobina” che aveva cercato di mascherare col codino posticcio. Era figlio dell’ex primo cittadino materano Marzio Firrao. La vittima (nella foto, particolare, idealmente eternata nel monumento ai martiri della rivoluzione altamurana del 1799, dello scultore fiorentino Arnaldo Zocchi, eretto nel centenario del fatto di sangue, il 10 maggio 1899, in piazza Duomo) era altamurana per parte di madre, la nobildonna Cornelia Azzilonna.
Verosimilmente sarebbe stato lo stesso Ruffo a sparare a Firrao, stando alle ricostruzioni storiche effettuate da Ottavio Serena e da Vincenzo Vicenti. L’omicidio veniva messo a segno nel corso della cosiddetta rivoluzione altamurana, scoppiata l’8 febbraio precedente e terminata quel 10 maggio 1799. Evento che era l’appendice dell’effimera esperienza della Repubblica partenopea di quell’anno, sorta il 23 gennaio e che terminerà il 22 giugno. La formazione dei rivoltosi altamurani, capeggiata da Nicola Palomba, classe 1746 di Avigliano, e da Felice Mastrangelo del 1773 di Montalbano Jonico, s'era dovuta arrendere alla preponderanza militare dei sanfedisti. I due patrioti, riconosciuto il loro rispettivo ruolo di capopopolo, verranno impiccati nel capoluogo campano il 14 ottobre.
Proprio il 10 maggio quegli altamurani che non erano riusciti a fuggire da porta Bari all’arrivo delle truppe dell’esercito della Santa Fede, giunto il giorno precedente, venivano trucidati. Il malcapitato Firrao aveva creduto nella migliore possibilità d'esistenza paventata dal governo repubblicano, ispirato dalla Rivoluzione francese, quando era studente all’ombra del Vesuvio. Quando s'era accostato alla politica insieme all’amico altamurano Domenico Notarpietro, che comunque riuscirà a scampare alla furia vendicativa dei filoborbonici attivi nella fase di restaurazione monarchica del Regno di Napoli.

