Trovato con la “cocaina rosa”: arrestato

Ai domiciliari un 19enne del Bangladesh fermato allo Scalo con la pericolosa sostanza imbustata e ora sottoposta ad analisi
CHIETI. La “cocaina rosa”, la droga sintetica dal colore appariscente e dal nome ingannevole, compare ora a Chieti. È quanto emerge da un intervento della polizia compiuto in città nella notte tra venerdì e sabato, accendendo un nuovo campanello d’allarme sul fronte della movida. Perché dietro quel nome che richiama la cocaina tradizionale si nasconde in realtà un miscuglio imprevedibile di droghe sintetiche.
È accaduto poco dopo la mezzanotte in viale Benedetto Croce, durante un controllo compiuto dalla pattuglia della squadra volante della questura teatina, diretta dal sostituto commissario Andrea D’Angelo. Alla vista degli agenti, un giovane bengalese di 19 anni, residente a Chieti, ha tentato di disfarsi di un involucro gettandolo a terra. Una “matrioska” di sostanze che conteneva altre due bustine, una con circa 10 grammi di hashish, mentre l’altra custodiva un grammo della cosiddetta cocaina rosa.
Gli agenti hanno recuperato immediatamente la sostanza e fatto scattare l’arresto del ragazzo – difeso dall’avvocato Cristian Liberato – che è stato posto ai domiciliari in attesa dell’udienza di convalida. La droga sequestrata sarà ora sottoposta ad analisi per stabilirne con precisione la composizione chimica, perché questa non è mai la stessa. Il nome “cocaina rosa” è infatti improprio. Si tratta piuttosto di un cocktail di sostanze sintetiche variabili, spesso composto da ketamina, Mdma, anfetamine, benzodiazepine o altre droghe psicoattive, mescolate con coloranti alimentari rosa.
Una miscela nata in America Latina, che si è poi diffusa in Europa attraverso Spagna e Olanda, e oggi considerata una delle droghe “di tendenza” negli ambienti della notte. Una sostanza costruita anche attraverso il marketing, spacciata come droga esclusiva, giocando sul colore acceso, il nome evocativo e il prezzo elevato, che può arrivare a centinaia di euro al grammo. In alcuni casi è stata associata a episodi di violenza e abuso, tanto da essere indicata anche tra le sostanze utilizzate come “droga dello stupro”.
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