Dai No Vax offese social a Menna: ora arriva la denuncia del sindaco

Dopo le scritte ingiuriose per il caso di Palmoli, il primo cittadino risponde: «Non ho paura». Il movimento negazionista “ViVi” si era già scagliato contro assistenti sociali e magistrati
VASTO. Non bastavano le scritte ingiuriose sui muri a forze dell’ordine, magistrati e assistenti sociali. Il sindaco di Vasto, Francesco Menna, è finito nel mirino del “ViVi”, il movimento no-vax negazionista italiano, che sul web ha attaccato e insultato pesantemente il primo cittadino. La “colpa” di Menna è stata quella di giudicare inaccettabili le scritte ingiuriose contro lo Stato, schierandosi dalla parte dei tutori della legge e delle persone offese. La pagina Facebook del sindaco è stata definita dai “ViVi” «nazi-pagina» e Menna descritto come «nazicomunista».
«Ancora su Vasto, dirompente azione coordinata di ViVi», è scritto in un post a conclusione di un attacco al Pd in cui gli iscritti vengono accusati di difendere i crimini più efferati della storia umana. «Queste persone non sanno», scrivono i componenti del movimento negazionista «cosa siano l’uomo e i diritti fondamentali che la legalità puntualmente vìola gravemente».
Menna, dopo aver letto, ha deciso di denunciare l’accaduto e gli autori. «Non mi faccio intimidire», ha ripetuto ieri il sindaco. Anche gli attacchi sul web sono oggetto di accurate indagini. Gli uomini del commissariato di Vasto diretti dal vice questore Pasquale Marcovecchio stanno lavorando senza sosta da quasi un mese. Un lavoro certosino partito il giorno dopo la scoperta delle scritte, dall’analisi di tutti i sistemi di videosorveglianza del Comune e anche di diversi privati (negozi, banche, cittadini ). La polizia è riuscita a ricostruire il percorso fatto a piedi da tre soggetti ripresi dalle telecamere, incrociando orari e date che non sempre sono allineati fra i vari sistemi.
Gli investigatori hanno fatto la ricostruzione a largo raggio del raid sempre grazie alle telecamere, arrivando anche agli accessi in autostrada. Oltre alla ricostruzione del percorso fatto dagli imbrattatori, la polizia ha indagato anche sulla bomboletta spray recuperata poche ore dopo la comparsa delle scritte. Sono stati fatti accertamenti sul lotto di produzione e sulla ditta che distributrice cercando di scoprire i potenziali acquirenti e i venditori. Gli uomini del reparto anticrimine del commissariato di Vasto hanno indagato per quasi un mese con la Digos di Chieti. Il blitz fatto a Pescara a casa di una giovane coppia, sospettata di far parte del trio ripreso dalle telecamere del commissariato, è solo il primo risultato di un’attività di indagine che è ancora in corso.
Il materiale ritrovato a casa dei due giovani pescaresi è rilevante per le indagini. Indumenti, bombolette e zaini saranno accuratamente analizzati. Un’attenzione particolare sarà riservata alle munizioni che sono state trovate a casa dei due. Materiale che apre la strada a tanti interrogativi che presto potrebbero avere una risposta.
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