Disordini dopo Pescara-Spezia, l’ira di Masci: «Altro che tifosi, sono delinquenti da punire»

10 Maggio 2026

Parla il sindaco: «La città non merita la C, ma le scene viste a fine gara mi hanno rabbrividito». E sulla squadra: «Invitiamo i vertici biancazzurri ad aprirsi a eventuali acquirenti»

PESCARA. Il sindaco Carlo Masci interviene su quanto accaduto venerdì sera all’uscita dello stadio dopo la partita che ha decretato la retrocessione del Pescara in serie C condannando duramente l’attacco alle forze dell’ordine.

Sindaco Masci, Pescara non merita la serie C, ma neanche la devastazione di venerdì sera. Che costi ha, in termini economici e di immagine la guerriglia urbana scatenata all’uscita dello stadio venerdì sera?

«Una tragedia sportiva e un dramma sociale. Pescara non merita la serie C, non la meritano i tifosi per la passione che hanno nel seguire la squadra, nei momenti belli ma anche in quelli tristi, non la merita la nostra storia, piena di campionati entusiasmanti, di calciatori eccezionali, di risultati che ci hanno fatto sognare, non la merita la città, sempre proiettata in avanti. La violenza non si giustifica mai. Le scene viste all’Adriatico, al termine della gara con lo Spezia mi hanno fatto rabbrividire. Esprimo tutta la mia solidarietà alle Forze dell’ordine che hanno subito un vile e vergognoso attacco».

Qual è il bilancio dei danni?

«I danni sono molti e la conta non è ancora terminata. Bisognerà intervenire con risorse del Comune, alla fine la comunità pescarese sarà costretta a pagare per la follia delinquenziale di pochi. A questo si aggiungono i gravissimi danni all'immagine della città: i video della guerriglia hanno fatto il giro dell’Italia. Ma pochi violenti non rappresentano Pescara e non rappresentano una tifoseria fatta per la quasi totalità da persone per bene. Sono arrabbiato e deluso anche io per la retrocessione, ma la violenza va condannata senza alcuna giustificazione. Spero che chi ha commesso questi atti vigliacchi venga presto assicurato alla giustizia».

Come vi siete mossi per risistemare la zona?

«Siamo intervenuti immediatamente, nella stessa nottata, con gli operatori di Ambiente e di Multiservice per ripristinare le condizioni di agibilità degli spazi pubblici danneggiati, e con gli agenti della Polizia locale che si sono affiancati alle Forze dell'Ordine anti-sommossa, per contenere i facinorosi. Adesso conteremo i danni della notte folle, poi dovremo trovare le risorse per eliminarli definitivamente. In quella zona c’è anche un cantiere di Aca e sarà necessario valutare l’entità dei danni. Parliamo di cassonetti distrutti, transenne rotte, pali della segnaletica sradicati. Scene raccapriccianti che tutta la città deve condannare con fermezza. Adesso la priorità è completare il ripristino e quantificare i danni reali causati da questi atti vandalici».

Cosa si sente di dire ai pescaresi?

«La città non ha nulla a che vedere con gli orrori visti venerdì sera. I pescaresi sono persone di un altro livello, nettamente superiore. La contestazione è legittima, soprattutto dopo una retrocessione così dolorosa, ma andava fatta con toni e gesti completamente diversi. I veri pescaresi hanno espresso la loro delusione con fischi e critiche verso società, squadra e allenatore, poi sono tornati a casa delusi e amareggiati. Quelli che si sono resi protagonisti della guerriglia fuori dallo stadio sono delinquenti che non rappresentano Pescara. Abbiamo vissuto due sconfitte: sul campo, devastante per tutti noi, e fuori dall’Adriatico, causata da un manipolo di facinorosi. Ma Pescara ha sempre saputo rialzarsi, lo farà anche questa volta».

E riguardo a questa retrocessione, qual è il suo pensiero?

«La retrocessione in serie C, a distanza di meno di un anno dalle gioie che Baldini, Plizzari, Dagasso e gli altri ci avevano regalato riportandoci in serie B, segna uno dei punti più bassi della gloriosa storia biancazzurra. È un risultato che la piazza di Pescara non meritava. La città, i tifosi e i nostri colori non lo meritano, per la storia, per la passione, per l'entusiasmo che hanno non retrocederanno mai. A questo punto occorre organizzare una squadra per risalire immediatamente in serie B, serve una seria presa di coscienza delle ragioni della crisi che sta attraversando la squadra e un deciso cambio di rotta a tutti i livelli. La Pescara Calcio non è solo una realtà imprenditoriale, è soprattutto il cuore di una città. Per questo come comunità pescarese non ci siamo mai tirati indietro quando si è trattato di aiutarla, senza clamori abbiamo sempre fatto sacrifici importanti per lo stadio, investito cifre notevolissime, nell'ordine di 500/700mila euro l'anno, perché fosse fra i migliori della categoria, contenendo al massimo le tariffe per il suo uso domenicale per non farle pesare sulla società e permetterle di competere ai massimi livelli. Ma quando poi ci si trova di fronte a questa tragedia sportiva tutti dobbiamo fare riflessioni profonde».

Lei che riflessione fa?

«Sappiamo bene che le scelte societarie non competono ai cittadini, né tantomeno al sindaco, ma tutti i soldi che la comunità spende per il bene dei colori della nostra squadra ci consentono di invitare innanzitutto i vertici biancazzurri ad aprirsi concretamente ad eventuali acquirenti, e gli imprenditori interessati e appassionati a farsi avanti senza tentennamenti per dare più forza e più solidità ai sogni di un'intera regione, perché il Pescara ha una dimensione di tifosi molto ma molto più ampia del perimetro cittadino».

Il Comune cosa può fare?

«Non ci gireremo dall'altra parte, se qualcuno ci contatterà per fare da garanti a conferma della serietà delle intenzioni di tutti o se si tratterà di mettere in campo gli sforzi amministrativi per uno stadio rinnovato o nuovo in presenza delle giuste ambizioni e di mirati progetti di crescita della squadra e della città. Mi auguro che da subito si avvii una programmazione sostanziale con una visione che guardi al futuro, con forze fresche e motivate, per un cambio di passo che produca lo slancio necessario affinché il nostro amato Delfino possa tornare a nuotare nelle acque limpide in cui merita di muoversi».

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