Cure a singhiozzo a Radioterapia, protestano i pazienti
ATESSA. . «Non andiamo all’ospedale di Chieti a fare le lampade abbronzanti ma per sottoporci alla radioterapia, vogliamo rispetto e comprensione». È questo il grido di dolore che parte da alcune...
ATESSA. . «Non andiamo all’ospedale di Chieti a fare le lampade abbronzanti ma per sottoporci alla radioterapia, vogliamo rispetto e comprensione». È questo il grido di dolore che parte da alcune donne, tra le quali una di Atessa, che purtroppo spesso sono costrette a saltare il turno di radioterapia con “cure a singhiozzo”.
«Io prendo il pullman, da Atessa per Chieti, alle 7.30, c’è chi viene da paesi dell’Alto vastese e parte anche prima. Arriviamo all’ospedale con il nostro carico di speranza e sacrifici e spesso ci sentiamo dire un laconico: la macchina è rotta, tornate domani. Noi donne, che già stiamo lottando con una neoplasia mammaria, ci rivolgiamo al direttore generale, Tommaso Schael, e all’assessore regionale Nicoletta Verì: è giusto questo trattamento! Ci dicono che le cure non vanno perse ma noi chiediamo una maggiore attenzione: considerate per favore il carico psicologico che i malati oncologici subiscono». La signora di Atessa è stata operata a Ortona alla fine di agosto scorso, il ciclo di radioterapia con l’acceleratore lineare è iniziato il 23 dicembre e prevede 30 sedute. Fino a oggi ne sono state fatte solo 10. Il 14, 15 e 16 gennaio la macchina non ha funzionato; il 20 non ha funzionato fino alle 12. (m.d.n.)
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