D’Agostino non risarcisce le sette donne

L’ex assessore chiede di patteggiare tre anni e tre mesi per violenza sessuale e concussione ma non vuole sborsare un euro
CHIETI. L’ex assessore Ivo D’Agostino imputato di violenza sessuale e concussione sembra che non voglia risarcire i danni alle sette donne che lo accusano di aver preteso sesso (nella sue varie espressioni) in cambio della promessa di un alloggio.
Infatti nella proposta di patteggiamento, avanzata ieri mattina dagli avvocati Amleto Carobello, dello studio Domenico Di Terlizzi di Trani e Edgardo Ionata, nella quale si chiede l’applicazione di 3 anni e 3 mesi di reclusione, non c’è traccia di voler risarcire le parti offese.
Sei di queste (una è in malattia) si sono costituite parti civili attraverso gli avvocati Monica D’Amico, Marco Femminella e Tiziana Pinterpe. La pubblica accusa, rappresentata in aula dalla sostituto procuratore Marika Ponziani, che ieri mattina sostitutiva la collega Lucia Anna Campo, (che ha condotto le indagini), ha confermato il parere favorevole della procura al patteggiamento. Le parte civili naturalmente non sono soddisfatte. Se il patteggiamento venisse applicato a queste condizioni, non avrebbero ristoro subito e prima della sentenza di patteggiamento e dovrebbero attivare un giudizio civile a parte. Gli avvocati delle 7 donne intanto ieri non hanno avuto modo di visionare la proposta della difesa di D’Agostino, nella quale gli avvocati motivano i 3 anni e 3 mesi con la tenuità del danno patrimoniale. Il danno subito dalle donne povere, senza lavoro e senza tetto non sarebbe solo di natura patrimoniale, ha detto l’avvocatessa D’Amico, e tantomeno le ipotesi del reato contestato di speciale tenuità.
Così come proposto dai difensori di D’Agostino, il patteggiamento tecnicamente non avrebbe margini di applicabilità. Per questo la Gup Antonella Redaelli ha aggiornato l’udienza al 21 gennaio per consentire una nuova formulazione della proposta di patteggiamento. Un aggiornamento deciso «relativamente alle qualificazioni giuridiche dei fatti contestati», così ha dichiarato l’avvocato di D’Agostino, Carobello, una volta uscito dall’aula. Certamente il risarcimento dei danni, che per ora i difensori dell’imputato non hanno preso in considerazione, protrebbe aprire un varco al cosiddetto patteggiamento allargato, possibile, anche in questa misura ma non a queste condizioni.
Insomma in base alle imputazioni formulate dalla procura, che contesta reati gravi come la concussione e la violenza carnale, episodi congelati in un incidente probatorio, la difesa di D’Agostino dovrà fare uno sforzo in più per arrivare a un accordo con la giustizia.
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